Giovedì, 02/07/2026 | 21:00
AREZZO | Fortezza Medicea
Vi siete mai chiesti come sarebbe la musica power rock dei Queen con l’aggiunta di tutti gli arrangiamenti vocali che sono presenti solo nelle versioni in studio ma il tutto eseguito rigorosamente dal vivo? Queen Vocal Symphony è la risposta.
I killer queen, storica tribute band fiorentina dei Queen (la prima nata in Europa), per festeggiare il loro 30° anniversario hanno dato vita ad un nuovo progetto che permette di rivisitare i leggendari brani dei Queen in una veste unica, valorizzando le melodie e le armonie originali, per uno show teatrale senza precedenti ricco di entrambi gli ingredienti: potenza musicale e armonia vocale.
Sul palco con i Killer Queen ci saranno i Vocal Blue Trains, gruppo vocale polifonico che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione a livello nazionale ed internazionale grazie ad importanti collaborazioni.
Queen Vocal Symphony è un’esperienza musicale unica che accompagna il pubblico in un viaggio emozionante di passione, energia e coinvolgimento. Dal rock più energico alle ballate più avvolgenti, i brani dei Queen presentano armonie vocali ben definite che saranno valorizzate al meglio rendendo i brani ancora più potenti e coinvolgenti. Un repertorio molto vario, originale e interessante: dai capolavori senza tempo con parti corali iconiche (primi tra tutti Bohemian Rhapsody, Somebody to love, Don’t stop me now) a chicche che molto raramente si possono ascoltare dal vivo.
PREZZI EVENTO
Primo Settore: 34,50 €
Secondo Settore: 28,75 €
Una notte di gusto, arte, musica e spettacolo. L'Aperitivo dell'estate torna martedì 23 giugno nella magica location dell'Anfiteatro Romano
Notte di gusto, arte e cultura nella splendida location del parco dell'Anfiteatro Romano di Arezzo. Martedì 23 giugno 2026, dalle 18 alle 23 torna il magico appuntamento con Toscana Arcobaleno d'Estate.
In una notte di mezza estate, martedì 23 giugno 2026, torna Aperitivo d'Estate, la grande kermesse dell'estate Toscana che anche quest'anno fa tappa ad Arezzo. Con una grande novità: dopo quattro anni l'iniziativa torna a splendere nella magnifica location del l'Anfiteatro Romano di Arezzo.
Una serata da non perdere con degustazioni, visite guidate, musica, spettacoli e tanto divertimento con un percorso del gusto di altissimo livello.
L'iniziativa ideata e promossa da Regione Toscana, Fondazione Sistema Toscana, Toscana Promozione e La Nazione, con la regia di Confcommercio delle province di Firenze e Arezzo, con il contributo di Camera di Commercio di Arezzo-Siena e la collaborazione importantissima della direzione regionale dei Musei Nazionali, del Museo Archeologico Gaio Cilnio Mecenate e dei Musei Nazionali.
E per l'edizione 2026 Arezzo torna protagonista con un programma unico:piatti gourmet, musica live, visite guidate al Museo Archeologico e alla Minerva, eccezionalmente in mostra all'interno del bellissimo Museo.
Al calar del tramonto, nello splendido ovale dell'Anfiteatro, si potranno degustare piatti stellati, proposte gourmet e vini d'eccezione. L’aperitivo sotto le stelle si svolgerà nella notte più lunga dell’anno e potrà contare anche su spettacoli, musica, dj set e proiezioni di luci.
L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria! Le consumazioni sono invece a pagamento direttamente alle casse degli stand enogastronomici.
Durante la serata ci sarà l’apertura straordinaria del Museo Archeologico fino alle ore 23 con le guide turistiche di Confcommercio. In una notte di mezza estate oltre alle degustazioni ci sarà la possibilità di scoprire le meraviglie del Museo.
Un modo innovativo di coniugare buon cibo, socialità e cultura.
INFO UTILI
entrata da via Crispi / uscita da via Margaritone
ingresso non consentito agli animali
Aperitivo d'Estate Arezzo 2026
23 giugno 2026, dalle 18 alle 24
Anfiteatro Romano, Arezzo (ingresso da via Crispi)
Ventuno spettacoli e quarantadue repliche in venti serate dedicate alla ricchezza e alla varietà dell’arte teatrale. La conclusione dell’anno di corsi della Libera Accademia del Teatro sarà nuovamente caratterizzata dalla rassegna di saggi che, tra giovedì 11 giugno e mercoledì 1 luglio, vedrà decine di allievi-attori di tutte le età calcare i palcoscenici del teatro Pietro Aretino e del teatro Mecenate per mettere in scena un variegato cartellone di commedie, tragedie e musical, spaziando tra elaborazioni originali e omaggi ai grandi autori della drammaturgia internazionale. Il programma coinvolgerà bambini, ragazzi e adulti che, guidati dai maestri della storica scuola aretina giunta al trentesimo anniversario di attività, daranno vita a un percorso tra generi, epoche e stili differenti, condividendo con il pubblico il risultato di un intero anno di studio, formazione e ricerca teatrale.
Promossa con il sostegno di Fondazione Guido d’Arezzo e Rete Teatrale Aretina, la rassegna prenderà il via al teatro Pietro Aretino in via Bicchieraia dove i giovani allievi dei corsi Junior avranno il compito di aprire il palcoscenico prima con gli spettacoli inediti “L’ultima battuta” e “Condanna senza prove”, poi con “In vino veritas” e con “Le rane” di Aristofane. Le diverse serate permetteranno di assistere anche a intramontabili classici quali “Il Ventaglio” e “Le smanie per la villeggiatura” di Goldoni, “Sogno di una notte di mezza estate” e “Molto rumore per nulla” di Shakespeare, “Il malato immaginario” di Moliere, “I giganti della montagna” di Pirandello e “La casa di Bernarda Alba” di Federico Garcia Lorca su cui hanno lavorato i gruppi degli adulti, mentre la creatività dei più piccoli sarà protagonista di “Sulle ali della fantasia” e “La rivolta dei giocattoli” in cui a calcare il palcoscenico saranno i gruppi delle scuole elementari. Il calendario di saggi farà tappa anche al teatro Mecenate dove, giovedì 25 e venerdì 26 giugno, sarà prevista una doppia serata di teatro in musica che proporrà un mix tra recitazione, canto e danza con “Il mito mitologico” e con “Willing to do anything”.
A curare la realizzazione e la regia di questi spettacoli è un gruppo di docenti ormai collaudato della Libera Accademia del Teatro che fa affidamento su Francesca Barbagli, Andrea Biagiotti, Samuele Boncompagni, Amina Kovacevich, Uberto Kovacevich e Ilaria Violin, con la collaborazione di Stefania Pace per le coreografie e di Alessandra Cartocci e Stefano Graverini per la direzione musicale. Ogni opera sarà messa in scena in doppia replica al pomeriggio e alla sera per offrire una più vasta scelta al pubblico e per permettere agli attori di vivere per due volte l’esperienza del palcoscenico. Il programma completo sarà pubblicato e disponibile sulla pagina Facebook e sul profilo Instagram “Libera Accademia del Teatro” con la presentazione degli spettacoli e dei relativi attori; per ulteriori informazioni è possibile chiamare lo 0575/266.86 o scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
San Giovanni Valdarno ospita la rassegna Giugno Sport dal 30 maggio al 28 giugno, trasformando la città in un palcoscenico diffuso dedicato allo sport tramite tornei, esibizioni e iniziative aperte a tutte le età. L’obiettivo è promuovere la pratica sportiva e i valori di inclusione, socialità, crescita personale e senso di appartenenza.
L’evento prevede un calendario variegato: il 30 maggio si apre con un torneo di pallavolo, seguito dal Trofeo Città di San Giovanni Valdarno di ciclismo per Under 23 il 31 maggio. Tra i momenti clou, la sfilata delle società sportive il 4 giugno e la Giornata dello Sportivo il 7 giugno, appuntamento dedicato al valore sociale dello sport.
Il programma mensile include sport diversi, dal badminton al tennis tavolo, dal pugilato sotto le stelle alle arti marziali, e continua con basket, staffetta, ginnastica ed eventi multisport. Particolare attenzione è rivolta anche a manifestazioni per coinvolgere cittadini che normalmente non praticano attività sportiva.
Ritorna il campo multifunzione in piazza Masaccio dal 15 giugno, centro delle attività insieme al Torneo dei Rioni (19-21 giugno), la ginnastica e la Staffetta sotto le stelle. La rassegna si conclude con la Settimana Multisport ai Palagalli (22-28 giugno), offrendo occasioni di incontro, prova e divertimento per tutti.
Giugno Sport si conferma così appuntamento identitario per la città, unendo istituzioni, associazioni e cittadini nel segno dello sport e della condivisione, valorizzando il senso di comunità e la qualità della vita urbana.
Dal 30 maggio al 30 agosto il Museo Civico di Sansepolcro ospita Zoomorphica, mostra personale di Arianna Fioratti Loreto dedicata a un ciclo di disegni a china in cui il mondo animale diventa linguaggio simbolico, sviluppati come riflessione sul rapporto tra natura, simbolo e immaginario.
Il progetto si sviluppa in dialogo con il patrimonio rinascimentale conservato nelle sale del museo e, in particolare, con l’opera di Piero della Francesca. La ricerca si confronta con la pittura di Piero della Francesca e con la sua capacità di rendere visibile, attraverso l’immagine, il passaggio tra dimensione terrena e ultraterrena.
In questo quadro, il tema della resurrezione costituisce il riferimento concettuale centrale del percorso espositivo e ne orienta la lettura come riflessione sulla soglia tra visibile e invisibile. Attraverso il disegno a china, Fioratti Loreto costruisce un bestiario contemporaneo in cui osservazione naturalistica e invenzione simbolica convivono senza soluzione di continuità. Le 75 opere in mostra articolano un atlante visivo in cui animali reali e creature ibride o mitiche si intrecciano, trasformando la rappresentazione del mondo animale in un sistema di rimandi allegorici.
Uccelli, insetti, rettili e anfibi convivono con figure emblematiche come la fenice, i serpenti e le farfalle, tutte legate ai temi della trasformazione e della rinascita. Ne deriva una continua oscillazione tra dimensione biologica e dimensione simbolica, in cui la natura si apre a letture stratificate che attraversano mito e realtà. In questo contesto, la mostra si confronta con la tradizione iconografica rinascimentale, attivando un dialogo tra passato e contemporaneità in cui il mondo animale assume valore culturale, spirituale e allegorico.
La rappresentazione degli animali diventa così uno strumento per interrogare il rapporto tra natura e dimensione invisibile. L’opera di Piero della Francesca, in particolare nei temi della resurrezione, rappresenta per l’artista un riferimento fondamentale per la capacità di rendere visibile, attraverso il linguaggio simbolico, il passaggio tra vita terrena e ultraterrena.
Arianna Loreto desidera inoltre ringraziare il Comune di Sansepolcro e il Museo Civico Piero della Francesca per aver reso possibile questo confronto diretto con la grande arte di Piero. Le opere si legano così a idee di trasformazione e rinascita, restituendo il mistero del passaggio tra vita, morte e nuova vita attraverso forme naturali che oscillano tra osservazione e immaginario. “Fin dalle origini, l’essere umano si confronta con il mondo naturale e con quello invisibile che immagina oltre la morte.
La rappresentazione degli animali diventa così uno strumento per interpretare questa tensione tra visibile e invisibile – commenta Arianna Fioratti – L’opera di Piero della Francesca, in particolare nei temi della resurrezione, rappresenta per me un riferimento fondamentale per la capacità di rendere percepibile il rapporto tra dimensione terrena e ultraterrena attraverso il linguaggio simbolico. Desidero inoltre ringraziare il Comune di Sansepolcro e il Museo Civico Piero della Francesca per aver reso possibile questo incontro e per avermi offerto l’opportunità di entrare in contatto diretto con la grande arte di Piero.
Gli animali e le creature che ho scelto di rappresentare sono legati a idee di trasformazione e rinascita: forme naturali che, tra realtà e mito, esprimono il mistero del passaggio tra vita, morte e nuova vita” Zoomorphica, patrocinata dal Comune di Sansepolcro, si configura come un attraversamento tra linguaggi e temporalità differenti, in cui il disegno diventa strumento di esplorazione della soglia tra natura e immaginazione, forma e metamorfosi, visibile e invisibile. L’inaugurazione si terrà sabato 30 maggio alle ore 16.30 presso la sede del museo in via Niccolò Aggiunti 65, alla presenza dell’artista.
La mostra sarà visitabile dal 30 maggio al 30 agosto 2026 secondo gli orari indicati dal museo. Arianna Fioratti Loreto è un’artista americana che vive e lavora tra Italia e Stati Uniti. Ha sviluppato la propria ricerca a partire dagli studi di dottorato alla Princeton University sulla scultura romanica, con un’attenzione crescente verso i motivi ornamentali e le strutture decorative delle opere. Dopo il master si è specializzata in textile design, lavorando tra moda e arredamento, ambiti che hanno rafforzato il suo interesse per pattern e processi di costruzione dell’immagine.
Questa sensibilità l’ha portata a sperimentare il disegno a penna e inchiostro come forma di “incisione” personale, con un focus costante sul mondo animale come matrice di strutture visive e simboliche. La sua ricerca attraversa tanto le forme naturali più riconoscibili quanto quelle considerate marginali o ambivalenti, fino a includere una serie di “ecological trophies”, reinterpretazioni bidimensionali e non violente delle tradizionali rappresentazioni di caccia.
Negli sviluppi più recenti il suo lavoro si è esteso al mondo microscopico, esplorando organismi come radiolari, zooplancton e virus, in cui riconosce un ordine naturale astratto e primordiale, caratterizzato da simmetria e forte qualità estetica. https://www.ariannafiorattiloreto.com/
Via Marcantonio Cesti - Ar
Al via la quinta edizione di “Confluenze”, la collettiva di artisti capace di spaziare dalla scultura alla ceramica, passando per la pittura e per i linguaggi artistici più innovativi come quelli realizzati con materiali di scarto. Domani, domenica 24 maggio alle ore 17, presso la Chiesa di Sant’Agostino, aprirà i battenti la mostra che raccoglie le opere di oltre 60 artisti.
“La mostra, in continua evoluzione, vede quest’anno l’adesione di nuovi artisti, ampliando ulteriormente il dialogo creativo tra pittori, scultori, ebanisti e ceramisti. Un contributo significativo che arricchisce il panorama artistico di Castiglion Fiorentino e non solo, offrendo uno sguardo sempre più ampio e dinamico sulla produzione contemporanea del territorio” spiega l’assessore alla Cultura, Massimiliano Lachi.
“Confluenze, progetto ideato dall’amministrazione comunale nel 2022, torna anche quest’anno e lo fa con un nuova edizione che conferma e rafforza il suo ruolo nel panorama culturale locale. E per la seconda volta, il percorso espositivo trova spazio nella suggestiva Chiesa di Sant’Agostino, i cui ulteriori progressi nel restauro hanno contribuito a valorizzare ancor di più questo luogo simbolico, rendendolo un contesto sempre più idoneo ad accogliere iniziative culturali di rilievo” aggiunge l’assessore Lachi.
Anche quest’anno, quindi, il “Maggio Castiglionese” si caratterizza anche per gli appuntamenti culturali che si svolgono presso la Chiesa di Sant’Agostino. Il primo di questi è stata la mostra “Castiglion Fiorentino Photo Fest”, inaugurata il primo di maggio, ed ora “Confluenze” che si conferma come “una manifestazione in crescita, capace di incentivare e promuovere la conoscenza delle diverse espressioni artistiche attraverso un percorso espositivo articolato e coinvolgente, in cui convivono tecniche e linguaggi differenti, dalla pittura alla scultura, dal college alle opere realizzate con materiali di recupero” conclude l’assessore alla Cultura, Massimiliano Lachi.
Le opere degli oltre 60 artisti si possono ammirare nella Chiesa di Sant’Agostino da domenica 24 magio e sarà visitabile fino al 28 giugno.
Questi gli orari: Venerdì, Sabato e Domenica la mattina 10-13 e il pomeriggio dalle ore 16 alle ore 19.
La galleria Ferramenta di Arezzo ospita dal 23 maggio al 15 luglio 2026 la mostra personale di Gianluca Esposito, artista romano noto per il suo lavoro al confine tra scultura, grafica e installazione. L'esposizione, intitolata "Nidi, esche e trappole tutte", presenta una grande installazione che dà il titolo all'evento e una serie di opere scultoree in ceramica. L'inaugurazione è in programma sabato 23 maggio alle ore 18:00, con ingresso libero.
Un nido che diventa trappola
Il filo conduttore della mostra è il concetto di nido, esplorato nella sua ambivalenza più profonda. Le ceramiche di Esposito non rappresentano rifugi rassicuranti: sono, secondo la critica Penelope Filacchione, "esche sinuose e seducenti, nidi che invitano, trappole pronte a richiudersi su di noi". Nella sua lettura, lo spazio del nido è "potenzialmente abitabile, ma mai del tutto rassicurante", capace di stringersi, soffocare e trasformarsi in qualcosa di minaccioso.
Le sculture materializzano questa tensione attraverso forme che l'artista stesso descrive come "trame linfatiche, sonore e attrattive": ramificazioni colorate dotate di forza espressiva autonoma, in cui colore e linea non sono semplici elementi decorativi ma struttura stessa dell'installazione.
La vulnerabilità al centro dell'opera
Il tema non è una riflessione romantica sulla natura come luogo di fuga. Come scrive Filacchione nel testo critico della mostra, "nessun luogo è neutro, nessuno spazio è sicuro, ogni nido e ogni relazione con gli altri contiene già la possibilità della trappola". La trasformazione del nido in trappola, secondo questa lettura, non dipende da un difetto del luogo ma dalla nostra stessa ambivalenza: "il bisogno di protezione e la paura della costrizione, il desiderio di appartenenza e il timore di essere catturati".
Le opere di Esposito sono descritte come "contenitori che accolgono e, nello stesso gesto, si irrigidiscono; spazi che invitano a entrare e che, una volta attraversati, rivelano la loro inaffidabilità".
Chi è Gianluca Esposito
Artista di formazione umanistica, Esposito vive e lavora a Vitorchiano, piccolo borgo della Tuscia, nella sua casa-galleria. Il suo lavoro ha un carattere fortemente narrativo e si nutre dei codici della fiaba e del gioco come strumenti di interpretazione della realtà.
Tra le sue mostre più recenti figura la personale "Carolina e Ferdinando. E non sempre seguendo il dopo al prima" al museo Napoleonico di Roma nel 2024 e la partecipazione all'edizione 2025 del Grancaro, parco di sculture sul lago di Bolsena. In ambito internazionale, nel 2014 ha esposto alla galleria Selective art di Parigi con la personale "Qu'est-ce qui vous passe par la tête?".
Dove e quando visitare la mostra
La mostra è allestita presso Ferramenta art gallery, in via Madonna del Prato 44A ad Arezzo. Specializzata in scultura ceramica contemporanea, la galleria presenta il lavoro di singoli artisti attraverso mostre personali e dispone di una collezione permanente dedicata alla ricerca formale, tattile e concettuale sul materiale ceramico.
La mostra è visitabile ogni sabato e domenica, oppure tutti i giorni su appuntamento, contattando la galleria all'indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o ai numeri +39 389 9968607 e +39 339 8962272. Ulteriori informazioni sul sito ferramentagallery.com
“Gino Severini. Modernità come dialogo” è la mostra internazionale con cui la Città di Cortona - negli ultimi anni impegnata a ridefinire e riannodare il legame tra uno dei principali protagonisti dell’arte del Novecento e la sua città natale, valorizzandone i luoghi di riferimento, l’eredità culturale e artistica, il legame affettivo e gli stimoli reciproci – celebra , dal 5 luglio all’1 novembre 2026 al Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, a Palazzo Casali, il sessantesimo anniversario dalla morte di Severini (188 - 1966).
Una mostra volutamente di ricerca, con un taglio critico a tesi pensato dalle curatrici Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva e, nel contempo, di grande impatto per percorso e allestimento: con oltre 80 opere tra dipinti e disegni prestati da tanti musei italiani ed esteri e da collezioni private di assoluto rilievo - a partire dal Centre Pompidou di Parigi, dall’Estorick Collection di Londra e dal Musée d’Art et Industrie Saint- Etienne, fino al Museo del Novecento di Milano, alla Pinacoteca Vaticana, al MART di Rovereto e soprattutto alle Collezioni Romana Severini e Franchina -; con documenti originali che, oltre ad emozionare, aiutano a definire il contesto storico e culturale, i dibattiti, le relazioni tra i maggiori artisti del tempo, le riflessioni teoriche e la gestazione di alcuni lavori; e, infine, con l’eccezionale testimonianza, attraverso bozzetti , studi e una inedita documentazione fotografica, degli affreschi realizzati da Severini in numerose chiese nella Svizzera romanda - momento centrale del suo confronto con l’arte religiosa dopo il ritorno alla fede cristiana del ’23 - e con un’installazione multimediale immersiva, realizzata con visori 3d da LimenXR.
Quest’ultima ci farà entrare nel mondo di inizi Novecento così come Severini lo ha interpretato nel suo magnifico “La danse du Pan Pan a Monico” (1911-1960) opera monumentale di 4 metri x 2,80 che giungerà eccezionalmente a Cortona dal Centre Pompidou di Parigi, esposta una sola altra volta Italia - oltre 35 anni fa - dopo la sua realizzazione a Roma nel 1960, quando l’artista quasi ottantenne volle a tutti i costi far rivivere, basandosi su antichi cliché a stampa, l’iconica opera del 1911, purtroppo dispersa.
Una mostra, soprattutto, che è l’esito di un lavoro di squadra, che ha coinvolto tantissimi soggetti e istituzioni: i promotori Comune di Cortona, Accademia Etrusca e MAEC , in co-produzione con il Ministero della Cultura; i sostenitori fondamentali a partire dalla Regione Toscana, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e Banca Popolare di Cortona; le curatrici Daniela Fonti e Margherita D’Ayala Valva e l’organizzazione generale di Villaggio Globale International; lo Studio di Architettura-Roma per il progetto di allestimento e grafica, il pool scientifico coinvolto per le ricerche e i saggi in catalogo edito da Cimorelli Editore: Giovanni Casini, Alessandro Del Puppo, Alice Ensabella, Alessandra Franchina, Maria Rosa Lanfranchi, Francesca Piqué e Alessandra Tiddia; la collaborazione di SUPSI (Scuola Universitaria della Svizzera Italiana) cui si devono gli studi condotti sulle opere murali svizzere, e infine la figlia di Gino, Romana Severini , che personalmente, generosamente e con entusiasmo sta sostenendo Cortona in questo suo viaggio alla riscoperta di un dialogo mai sopito con il geniale artista, e che tanto ha contribuito anche a questa esposizione.
Già il titolo è un’esplicita dichiarazione di come venga interpretato e rivelato, attraverso la mostra, il ruolo fondamentale e unico svolto da Severini nella storia delle avanguardie artistiche del XX secolo: un ruolo - da lui stesso ricercato con caparbia volontà e orgogliosa consapevolezza - di mediatore tra culture e linguaggi figurativi, tra mondi ed epoche, tra tradizione e innovazione, tra Paesi, artisti, esperienze e visioni.
Severini fa della Francia la sua patria adottiva, lavora in Svizzera, si nutre di tutte le istanze che s’intrecciano nel panorama artistico internazionale, ma il suo retaggio e le sue fonti restano italiane e toscane; e tra questi mondi, tra quello che all’epoca è il centro del cosmopolitismo e della sperimentazione culturale e il provincialismo italiano, egli continua a gettare ponti. Un “bilinguismo culturale” lo definiscono le curatrici “che si esprime in uno sguardo sul proprio paese d’origine, insieme dall’interno e dall’esterno, come è il destino di molti espatriati”. Ma non solo: Severini media tra tendenze artistiche, favorisce incontri, pacifica e concilia, si fa promotore culturale.
La mostra, suddivisa in cinque sezioni, si concentra dunque sulle stagioni della vita del Maestro, che sono sempre di formazione ma anche di elaborazione di un linguaggio personale, frutto di una riflessione mai superficiale sul lavoro dei contemporanei: un ponte tra la macchia e il Divisionismo, la fondamentale mediazione tra la dinamicità del Futurismo e la geometrizzazione del Cubismo, il passaggio dal Cubismo al classicismo, la pittura decorativa in relazione con l’architettura e il tema delle maschere e, infine, il dialogo tra la Chiesa e la modernità, dalla Svizzera a Cortona.
La modernità di Severini – che ha cercato di unire in modo innovativo influenze artistiche e culturali provenienti da mondi e tradizioni diverse - emerge nel percorso grazie a opere singolari e rare e a grandi capolavori del cortonese; oppure attraverso mirati confronti, tanto con artisti del tempo come Elisabeth Chaplin, Vittore Grubicy de Dragon, Benvenuto Benvenuti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Picasso, Ardengo Soffici, Carlo Carrà, quanto con i maestri antichi cui egli stesso si richiama nei suoi scritti e nelle riflessioni: dalla Madonna in trono con Bambino ed angeli di Maestro Lucchese (1240 – 1250) prestata dalle Gallerie dell’Accademia di Firenze, al San Francesco (1260) di Margarito d’Arezzo dal Museo d’Arte Medievale e Moderna del capoluogo, fino ai bronzetti etruschi del MAEC di cui lo stesso Severini manda le immagini fotografiche a Picasso.
Tra i passaggi fondamentali che la mostra rievoca, troviamo prima di tutto gli esordi, in cui Severini è ancora alla ricerca di un linguaggio personale: i ritratti di famiglia dei primissimi del Novecento si affiancano a uno splendido pastello con autoritratto di un Severini venticinquenne, da due anni a Parigi, atteggiato a bohémien; un Paesaggio (1903) documenta l’adozione della pennellata divisionista e ben si confronta con La Vela opera tra le più innovative di Grubicy pioniere in Italia della nuova scuola; mentre l’attenzione alla questione sociale si manifesta nel confronto tra il Cantiere di Severini (1908) e La casa in costruzione di Boccioni (1907 – 1908) - entrambe rivisitazioni di opere di Balla.
La piena adesione al Futurismo, la più profetica avanguardia italiana, è esplicitata da opere chiave come l’ Autoritratto (1913) dal Castello di Rivoli e il fondamentale Ritmo plastico del 14 luglio in Collezione Franchina, da importanti ritratti “astratti” e da una serie meravigliosa di Danseuses degli anni ‘13 e ’14, soggetto iconico che emerge dal suo immaginario, ispirato dalla ballerina Loïe Fuller: figura femminile danzante sotto le luci del cabaret, scomposta dal movimento ritmico e presto metafora astratta della stessa idea di dinamismo.
Ma anche in questo contesto fondamentale è l’opera di mediazione e di dialogo tra avanguardie che ispira Severini : sono gli stessi Boccioni, Carrà e Russolo a chiedergli, in una lettera dell’ottobre 1912 , di intercedere presso il gruppo dei futuristi fiorentini che fa capo alla rivista “Lacerba” vista la sua “ben conosciuta abilità diplomatica”. Il risultato sarà la mostra che si tiene a Firenze alla Galleria Gonelli tra la fine del ’13 e il gennaio del ’14 dove i futuristi milanesi si confrontano con Ardengo Soffici che da Firenze guarda a Parigi. L’esposizione a Cortona richiama il clima che circonda quel momento, proponendo alcune opere evocative del contesto – le Sintesi di paesaggio di Soffici affiancate agli Stati d’animo di Boccioni - ed altre opere esposte proprio nelle sale di Gonnelli: il Ritmo astratto di Madame M.S. (qui presentato nella versione del 1915 dal MART) o i due pastelli del 1913 Tram in corsa e Tramway sur le boulevard e il Tango argentino posti accanto ad analoghe ricerche condotte da Balla e Carrà.
Ma la necessità di trovare un sincretismo tra Cubismo francese e Futurismo italiano permane e la bellissima Danseuse ( Ballerina + mare) dell’Estorick Collection è un manifesto delle teorizzate “analogie plastiche del dinamismo” e della ricerca con cui Severini mira a integrare aspetti della realtà della visione, con contenuti psichici che emergono liberamente nella memoria del soggetto percipiente.
Anche il confronto con Picasso, Braque e gli artisti della galleria “L’Effort Moderne” di Léonce Rosenberg vede un altro importante intervento conciliatore, per nulla facile, da parte di Severini che cura un intero numero della rivista “Valori Plastici” dedicato al Cubismo francese, mentre il suo avvicinamento al Classicismo si fa sempre più evidente nel richiamo ai trecentisti toscani, nella straordinaria Maternità del 1916, fiore all’occhiello delle collezioni severiniane di Cortona e in alcune incredibili nature morte cubiste - da Le pot bleu del 1917 dalla Fondazione Giorgio Cini a Bohémien jouant de l’accordéon datato 1919 dal Museo del Novecento di Milano - fino alla Maternità (Jeanne e Gina) del 1919-20, interamente costruita secondo proporzioni auree e nell’accordo dei toni arancio- verde-viola.
Le pitture murali dello studiolo delle maschere nel castello toscano di Montegufoni ben descritte nel catalogo dell’esposizione saranno un altro passaggio fondamentale, che segna un esplicito richiamo alla toscanità e anche l’interesse crescente di Severini per le maschere della Commedia dell’arte italiana, condiviso con gli ambienti parigini d’avanguardia, compreso Picasso e i “balletti russi” di Diaghilev. Quegli stessi personaggi agiscono, giocano e compiono funambolismi nello scenario dei Fori romani in alcuni pannelli realizzati, a fianco di un nutrito gruppo di artisti, per la celebre casa parigina del mercante Rosenberg e l’esposizione non mancherà di documentare, fra opere pittoriche e disegni preparatori, il ciclo completo delle scene.
La mostra si chiude con un altro focus, frutto di studi recentissimi e assolutamente nuovo per la ricostruzione della personalità artistica e del ruolo di mediatore di Severini: ovvero il dialogo, che il pittore cortonese si propone di risolvere, tra la Chiesa e la modernità, che trova l’appoggio del filosofo Jacques Maritain.
Per la prima volta, l’esposizione a Palazzo Casali propone un percorso completo attraverso il ventennio (1925 – 1947) che impegna Severini in prima persona – da promotore della conoscenza tecnica e della pittura murale tra gli artisti - nella decorazione di alcune chiese svizzere, attraverso immagini in alta risoluzione delle pitture parietali (riprodotte in una sezione apposita del catalogo) accostate ai bozzetti, a taccuini di lavoro e ad alcune fonti, a partire dagli stimoli che gli derivarono dalla visita della mostra giottesca del ’37, evocata qui grazie all’eccezionale prestito della Madonna con Bambino ed Angeli della Galleria dell’Accademia fiorentina: opera già esposta nella mostra giottesca e riprodotta da Severini tra le pagine dei suoi “Ragionamenti sulle arti figurative” (1942).
Nell’ultima chiesa a Sion, Severini realizza una sintesi di tinte piatte giustapposte geometricamente, con uno sguardo da un lato a Matisse, dall’altro ai pittori francescani della propria terra. E’ pronto per riprendere i contatti con Cortona, la città natale che aveva lasciato a sedici anni a causa di un”fattaccio” scolastico e che torna a frequentare regolarmente ogni estate dal 1946.
Riallaccia gli affetti d’infanzia, s’invaghisce ancor più di Signorelli e degli Etruschi e realizza la Via Crucis, cui la mostra, le sale del MAEC dedicate al pittore nel percorso museale permanete e gli itinerari severiniani in città) rinviano (itinerari realizzati nell’ambito del progetto celebrativo con i fondi xxx), in un connubio straordinario tra arte, paesaggio e memoria.
Foiano della Chiana continua a investire con convinzione nella cultura contemporanea e apre le porte a una nuova mostra negli spazi della Carbonaia, che fino a metà giugno ospiterà “YUTORI – The Art of Stillness”, progetto artistico di MANIQUO, nome d’arte di Nicola Cirelli, artista visivo nato a Ferrara nel 1969.
L’esposizione propone un viaggio immersivo all’interno della ricerca di MANIQUO, artista che dal 2012 ha sviluppato un percorso creativo fuori da categorie stilistiche rigide.
La sua pratica attraversa una tensione costante tra figurazione visionaria e astrazione segnica, con una forte dimensione rituale e manuale: migliaia di micro-interventi, ripetizioni, gesti e stratificazioni che trasformano la superficie pittorica in esperienza sensoriale.
Il progetto espositivo prende il nome dal termine giapponese Yutori, che indica lo spazio di respiro tra le cose, una pausa fertile e consapevole, il tempo necessario affinché gesto e forma possano manifestarsi pienamente.
Un concetto che attraversa tutta la mostra e che diventa anche riflessione sul rapporto tra tempo, materia, equilibrio e presenza.
“YUTORI – The Art of Stillness” si sviluppa come una vera esperienza contemplativa. Le opere, spesso costruite su fondi neri, nascono da un gesto istintivo ma rigoroso:
piccoli bastoncini di legno immersi nel colore guidano la mano dell’artista in una danza infinita di pigmenti, acqua e forme circolari, che si ripetono migliaia di volte dando vita a composizioni dense e vibranti. Un lavoro che fonde disciplina, spiritualità, artigianalità e ricerca interiore.
La Carbonaia si conferma così uno spazio di sperimentazione e di apertura verso linguaggi artistici contemporanei di respiro internazionale. Negli ultimi anni questo luogo è diventato un punto di riferimento per una proposta culturale capace di valorizzare artisti di alto profilo e offrire al pubblico occasioni di confronto con pratiche artistiche innovative.
«Questa mostra rappresenta un altro tassello importante di un percorso che come amministrazione comunale abbiamo scelto di intraprendere con convinzione negli ultimi anni – dichiara l’Assessore alla Cultura Riccardo Reali –.
La Carbonaia è oggi uno spazio prezioso di crescita culturale e di opportunità, capace di accogliere artisti di livello e progetti di qualità.
Crediamo fortemente che Foiano possa costruire una propria identità anche attraverso l’arte contemporanea, affiancando alla propria straordinaria tradizione storica e culturale una proposta nuova, aperta e dinamica.
I risultati che stiamo osservando sono incoraggianti, sia dal punto di vista culturale sia in termini di attrazione turistica.
È una strada sulla quale continuiamo a investire perché riteniamo che la cultura sia un elemento strategico per la crescita della nostra comunità e per la valorizzazione del territorio».
La mostra sarà visitabile presso La Carbonaia fino a metà giugno, offrendo a cittadini, visitatori e appassionati l’opportunità di entrare in contatto con una ricerca artistica intensa, meditativa e profondamente contemporanea.