Itinerario II - La città nascosta Arezzo

Itinerario II Arezzo la città nascosta

Nella biblioteca Comunale della città di Arezzo, lo staff di Visitarezzo, ha scovato un piccolo tesoro: un fascicolo di itinerari per la città proposti e pensati dal Comune di Arezzo, intitolato "La città nascosta"!
Vogliamo quindi, condividerli con tutti voi, affinché possiate seguire questi consigli e per riscoprire le opere nascoste della città!

 

Di seguito viene riportato il Secondo itinerario riportato nella guida:

 

9 - Cattedrale: campanile
L'innalzamento del campanile del Duomo si può annoverare nell'esiguo numero delle opere che la città ha più manifestamente sostenuto. La costruzione della nuova torre, che prendeva il posto di un inadeguato campanile "a ventola", era stata interrotta nel 1860; successivamente, sulla spinta del ritrovato fervore per gli antichi splendori della città, con il patrocinio di Giovanni Papini e di altri, il Castellucci delineò il progetto più convincen-le, mettendo mano all'imponente esecuzione dell'opera (1931- 1936/37) che si eleva sul preesistente rinforzato troncone per oltre trenta metri, con una cuspide di ventuno alla cui base si aprono su di un completo orizzonte visivo grandi finestre oculari. L'immagine odierna di Arezzo culmina in quella svettante ed allungata guglia del Duomo, che ha assunto così un preminente valore di riconoscimento nel profilo urbano remoto, a simbolo stesso della città. (G.C.)

 

10 - Museo Diocesano d'Arte Sacra
La visita del Museo rappresenta uno degli eventi di maggiore importanza per la città, che ottiene in tal modo la restituzione al pubblico di una raccolta di grandissimo interesse artistico. All' interno si possono ammirare tre Crocefissi romanici, una preziosa Annunciazione del XIV secolo e due affreschi di Spinello Aretino. Sono inoltre presenti nomi famosi quali Bartolomeo della Gatta, Domenico Pecori, Luca Signorelli, Giorgio Vasari ed altri. Nella sezione dedicata all'oreficeria sa-cra, si notano due corone in lamina d'oro della fine del XVI secolo, il busto argenteo di S. Donato, una croce in cristallo di rocca datata 1466, alcuni calici risalenti al 500 nonchè la Pace di Siena, donata dai senesi durante il Viva Maria nel 1799.

 

11 - Palazzo della Provincia: Atrio del ricevimento - fronte via dell' orto
Uno spazio architettonico estremamente caratterizzato pur meno noto della maestosa e ridondante Sala dei Grandi, disegna in realtà l'archetipo del neomedievalismo aretino che impronta di sé l'architettura reinventata dello stesso palazzo della Provincia. Al pianterreno le decorazioni pittoriche (1922/25) di Adolfo De Carolis formano un tutto unico con l'architettura neogotica dell'ambiente.
La composita espressione architettonica del palazzo della Provincia è frutto palese delle contraddizioni dell' epoca, tutta protesa a ritrovare gli splendori del passato perduto, come evidenziano i caratteri diversificati dei fronti edilizi che contrappongono i prevalenti stilemi medievali dei prospetti in via Ricasoli alle forme tardo rinascimentali della facciata di via dell' Orto. (G.C.)

 

12 - Palazzo Comunale con torre dell'orologio
La ricostruzione della Torre dell'Orologio (1930/32) è certamente il "restauro novecentesco" più ricordato. La fortuna dell'intervento è da ricercarsi nelle radici più remote della città: nell'invenzione scenica messa in atto nel comporre ex novo, ma con il gusto dell'antico, la facciata del palazzo pubblico, nell'aver "ripulito" le possenti mura a vista ed il poderoso "campano", nonché innalzato l'alto coronamento merlato alla
"ghibellina", che ricorda esplicitamente il dominio di Arezzo prima della sconfitta di Campaldino. Fu restituita una fisionomia stort-camente credibile al nobile palazzo dei Priori che era decaduto "come un edificio imbastardito, senza carattere". (G.C.)
All'interno del salone a piano terra affresco Nel dipinto è inserita una interessante veduta dell' Arezzo seicentesca.

 

13 - Palazzo delle Statue: Affreschi Salone
Dove oggi sorge l'edificio esisteva già una casa di proprietà della famiglia Albergotti. Nel 1792-99 il palazzo viene costruito su progetto del chiancianese Leonardo Massimiliano de Vegni.
A motivo del coronamento di figure allegoriche in cotto poste sul cornicione di gronda, realizzate da Arcangelo Ciofini, viene detto "delle Statue". Nel 1830 il Palazzo venne venduto e divenne sede del governo granducale in Arezzo.
L'ampio ingresso voltato conduce attraverso un portale ad arco al grande salone affrescato, coperto da una volta a padiglione unghiata. Gli ambienti che si affacciano sul grande giardino all'italiana sono decorati con pregevoli affreschi attribuiti a Giovan Battista Biondi e all'Ademollo risalenti alla prima metà del XIX secolo e raffiguranti quinte architettoniche e motivi denza ai BBAAAS antropomorfici di sapore manieristico. (M.M.)

 

14 - Piazza Grande di Arezzo in un quadro della Fraternita
Il quadro si trova nella sala dei Rettori all'interno del Palazzo De Giudici, attuale sede della Fraternita dei Laici. Fa parte di una quadreria cui appartengono anche opere di autori famosi, quali Pietro Benvenuti, Angiolo Ricci, Pietro Ermini ed altri.
Il dipinto ha due soggetti: il primo è Piazza Grande con i suoi palazzi e le sue strutture architettoniche: le Logge del Vasari, il Palazzo di Fraternita, la fontana, le scalinate e le fabbriche civili; il secondo è la vita che si svolgeva solitamente nella piazza, in cui la Fraternita appare come elemento dominante. La veduta è imperniata sulle Logge, a fine '700 centro dell'attività stessa della Fraternita. Il quadro risale agli anni Ottanta del XVIII secolo, ed è probabilmente opera di Cristoforo Donato Conti (1723 - 1790). (C.N.)

 

15 - Il Cappello di Ferro (Istituto Thevenin)
Il palazzo venne fatto costruire nel 1570, su preesistenze trecentesche, dal cardinale Sie-fano Bonucci. Questi pose all'esterno della sua nuova abitazione, assieme allo stemma di famiglia, un cappello cardinalizio in ferro battuto, e così gli aretini chiamarono il palazzo con il pittoresco nome di "Cappello di Ferro".
L'edificio passò in seguito ai Subiano. Radicali modifiche si ebbero nell'Ottocento e, finalmente, nel '900 l'ultimo erede dei Subiano lasciò il palazzo in beneficienza. La suora di carità Gabriella Thevenin, viennese, vi fondò l' Orfanotrofio che da lei prese il nome.
Nei lavori di sistemazione dell' Istituto, nel 1930, venne chiuso un vicolo tronco, la Contrada di S. Gregorio, che anticamente collegava via Sassoverde con l'area del Palazzo Vescovile. Recentemente, nel 1981, sono stati effettuati ulteriori restauri. (M.M.)

 

16 - Casa Vasari: giardino
La casa che Giorgio Vasari volle costruirsi nella città natia fu terminata nel 1550, e forse un primo impianto del giardino risale a quell' epoca. Esso era probabilmente in origine usato come orto ("Da fare orti bellissi-mi" dice lo stesso Vasari parlando dei terreni annessi alla casa). Nel 1687, morto l'ultimo erede Vasari, la casa passò alla Fraternita dei Laici. Venne poi venduta ad una famiglia privata, i Brozzi, che nel 1871 la cedettero ai Paglicci. Nel 1911, finalmente, la proprietà diventa statale. L'ampiezza del giardino viene ridotta per l'esclusione della "limonaia".
Esso, alquanto irregolare nella sua sistemazione precedente, viene trasformato in "giardino all' italiana", con uno schema simmetrico di aiuole geometriche. L'ultimo restauro risale agli anni 1975/78. (C.N.)

 

NELLA GALLERIA IMMAGINI TROVATE LA MAPPA DELL'ITINERARIO

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