Martedì, 28 Novembre 2023 10:17

Cosa vedere ad Arezzo in un giorno?

Cosa vedere ad Arezzo in un solo giorno? E in mezza giornata? Quali musei, chiese, edifici culturali non puoi proprio perderti? Segui i nostri itinerari!

 

Itinerario per mezza giornata (mattino o pomeriggio):

Chiesa S. Francesco (affreschi di Piero della Francesca)

Pieve di S. Maria

Piazza Grande

Palazzo Pretorio

Casa del Petrarca

Palazzo Comunale

Duomo

Chiesa di S. Domenico

Chiesa di S. Maria delle Grazie

 

Itinerario per un giorno:

Mattino:

Chiesa S. Francesco (affreschi di Piero della Francesca)

Chiesa di Ss. Annunziata

Casa del Vasari

Chiesa di S. Domenico

Duomo

Palazzo Comunale

Casa del Petrarca

Pomeriggio:

Fortezza Medicea

Palazzo Pretorio

Piazza Grande

Pieve di S. Maria

Casa Museo Ivan Bruschi (Palazzo del Capitano del Popolo)

Anfiteatro Romano

Chiesa di S. Maria delle Grazie

Pubblicato in Eventi Arezzo
Martedì, 28 Novembre 2023 10:23

Cosa vedere ad Arezzo in due giorni?

Hai più tempo per visitare Arezzo? Allora scopri il nostro itinerario per 2 giorni (o weekend) e non perderti le più suggestive mete turistiche della nostra città!

 

Itinerario per due giorni:

 

GIORNO 1

Mattino:

Chiesa S. Francesco (affreschi di Piero della Francesca)

Chiesa SS. Flora e Lucilla in B.

Chiesa di Ss. Annunziata

Museo Medioevale e Moderno

Chiesa di S. Maria in Gradi

Casa del Vasari

 

Pomeriggio:

Chiesa di S. Domenico

Duomo

Fortezza Medicea

Casa del Petrarca

Palazzo Pretorio

Piazza Grande

Chiesa S. Maria della Pieve

Casa Museo Ivan Bruschi (Palazzo del Capitano del Popolo)

 

GIORNO 2

Mattino:

Anfiteatro Romano

Museo Archeologico

Chiesa di S. Maria delle Grazie

Pubblicato in Eventi Arezzo
Mercoledì, 21 Febbraio 2018 10:02

Palazzo Pretorio

Oggi sede della Biblioteca Città di Arezzo, Palazzo Pretorio sorge lungo via dei Pileati.

Il grande edificio nasce dall’accorpamento di palazzi duecenteschi appartenuti alle famiglie guelfe aretine Albergotti, Lodomeri e Sassoli. Dal 1290 Palazzo Albergotti fu sede del Capitano di Giustizia e per secoli ospitò varie magistrature.

La parte riferita a Palazzo Sassoli venne utilizzata dai primi del Quattrocento come carcere, destinazione ampliata e impiegata anche tra il 1600 e il 1926. Il brigante Federigo Bobini, detto Gnicche, fu uno dei più famosi “ospiti” delle prigioni, ma nel 1870 riuscì a evadere.

L’aspetto attuale dell’edificio è quello dell’intervento in stile rinascimentale, ripristinato negli anni Trenta del Novecento. Nella scenografica facciata e all’interno si vedono gli stemmi di podestà, capitani, commissari e vicari scelti da Firenze per governare la città. Con una specifica delibera, infatti, dal 1434 fu sancito che ogni rappresentante doveva lasciare un segno della sua amministrazione. Tra i tanti blasoni presenti, alcuni di pregevole fattura, si riconoscono quelli degli Alberti di Catenaia, dei Rondinelli, dei Rinuccini, degli Spadari e dei Cappelli.

Dopo l’apertura della Casa circondariale “San Benedetto” del 1926, Palazzo Pretorio cambiò la sua destinazione e dopo gli interventi di adeguamento condotti da Giuseppe Castellucci divenne sede provvisoria del Museo Medievale e della Pinacoteca Comunale, prima di trovare la definitiva conversione in Biblioteca “Città di Arezzo”, inaugurata nel 1959. Agli interventi di Castellucci, nel solco del revival stilistico del periodo, si devono anche la sistemazione del cortile con loggiato a nord dell’entrata, che si apre su via dei Pileati, e il rialzamento della torre medievale tra Palazzo Pretorio e Casa Petrarca.

Nelle diverse sale della biblioteca cittadina si notano resti di affreschi di varie epoche, che vanno principalmente dal XV al XVII secolo. Il fondo di libri più importante conservato è quello della Biblioteca della Fraternita de Laici sorta nel 1609, nella quale confluirono in seguito per acquisto, donazione o lascito testamentario le biblioteche di enti religiosi soppressi, famiglie nobili e benefattori. Nel 1952, grazie al Consorzio per la Gestione della Biblioteca Città di Arezzo, il materiale librario aumentò notevolmente, facendo di quella aretina una delle biblioteche pubbliche più ricche e preziose della Toscana.

Di fronte alla facciata di Palazzo Pretorio si trovano i Giardini del Praticino. Nella loro parte orientale si notano i pochi resti del Palazzo del Popolo, monumentale edificio realizzato intorno al 1278 per ospitare il Capitano del Popolo e i Priori delle Arti ma smantellato a partire dal 1539. Tra i ruderi “pascolano” cinque pecore bronzee di Karen Wilberding Diefenbach, donate nel 2013.

Nei giardini si ammira la scultura in  bronzo denominata “La Hermana y La Herida” di Abel  Vallmitjana, artista catalano che negli anni Cinquanta del secolo scorso si trasferì ad Arezzo e andò a vivere a Villa Guillichini nella località di Tregozzano, a nord della città. Nella campagna aretina Vallmitjana inaugurò il suo studio, affiancandolo con un laboratorio di incisione, che divenne anche un circolo per gli intellettuali e i migliori talenti locali.

L’artista era molto amico di Pablo Neruda. In uno dei soggiorni aretini dei primi anni Sessanta, il poeta cileno ammirò il calco in gesso di una scultura che rappresentava due figure femminili abbracciate e coi volti stilizzati, dall’espressione sofferente. Guardandole le definì “La Hermana y la Herida”, ovvero “La Sorella e la Ferita”, titolo che rimase.

Il 21 febbraio 1974, quando Vallmitjana morì, l’opera non era stata ancora fusa. La consorte si rivolse agli amici artisti, che misero a disposizione le loro opere per raccogliere i fondi utili al bronzo, che il Comune di Arezzo scelse di collocare di fronte all’antico Palazzo Pretorio.

 

Punto 9: Vedi la Mappa »

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Lunedì, 11 Dicembre 2023 17:12

Palazzo della Provincia

Il Palazzo della Provincia, in Piazza della Libertà, è la sede dell’amministrazione provinciale di Arezzo, che nel 1913 deliberò la costruzione incaricando del progetto Giuseppe Paoli. L’ingegnere accorpò due edifici, la Casa del Predicatore e Casa Guadagnoli, sorti a loro volta su abitazioni di origine medievale, nella parte alta del colle di San Pietro. A esse fu collegato Palazzo De Giudici, dirimpettaio del Palazzo dei Priori, sempre eretto su precedenti edifici, che dal 1847 era stato adeguato a Regio Commissariato e dal 1849 a Prefettura.

L’unificazione delle tre costruzioni fu un complesso lavoro di fusione e ottimizzazione degli spazi, in un periodo di intenso revival stilistico che portò in dote vari interventi in stile  neogotico e neorinascimentale nel nuovo edificio. Conclusa la parte architettonica, nel 1922 fu affidata al pittore simbolista Adolfo De Carolis la parte decorativa dei vari ambienti.

Emblema di quell’impresa pittorica è la Sala dei Grandi, sede del Consiglio Provinciale, dove l’artista marchigiano unì una profonda ricerca iconografica e delle fonti documentarie a una moderna impaginazione delle scene raffigurate. Da osservare gli affreschi allegorici delle pareti laterali che rimandano alle vocazioni lavorative della terra aretina, come l’agricoltura e la metallurgia, il caminetto affrescato con l’emblema provinciale e la tribuna sopraelevata.

Nella parete di fondo si ammira il mastodontico affresco con gli “Uomini illustri”, che celebra i grandi personaggi nati nel territorio provinciale nei vari secoli, riuniti tutti assieme. A tal proposito fu aperta una commissione in grado di garantire la scelta dei migliori.

Nell’estate 1923 iniziò l’intervento pittorico di De Carolis, coadiuvato dal fratello Dante e dai collaboratori Diego Pettinelli e Boncompagno Boncompagni. L’aula fu conclusa il 27 luglio 1924 e inaugurata, assieme al nuovo Palazzo della Provincia, il 27 settembre 1925.

Nella parte superiore, al centro si trova lo stemma del Comune di Arezzo e ai due lati le allegorie della storia, della tradizione, delle arti e delle scienze. Alle estremità alcuni simboli identitari come la Chimera, La Minerva, l’Anfiteatro romano, il campanile della Pieve di Santa Maria Assunta e la Cattedrale dei SS. Pietro e Donato. Subito sotto, su uno sfondo architettonico neoquattrocentesco, i grandi aretini a figura intera sono disposti in ordine cronologico da sinistra a destra e sono introdotti da un guerriero etrusco di cui si vede solo la testa, con Michelangelo al centro, seduto in trono.

Da via Ricasoli si accede sia al Giardino pensile sia all’Atrio d’Onore, utilizzati per eventi ed esposizioni. Da via dell’Orto si può entrare, infine, nella Mostra permanente della Fauna Selvatica. Il museo accoglie oltre 600 esemplari di uccelli e mammiferi conservati grazie alla tecnica della tassidermia. Gli esemplari presenti sono raggruppati per ordini e famiglie.
 

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Lunedì, 11 Dicembre 2023 17:13

Palazzo Vescovile

Il Palazzo Vescovile di Arezzo, in Piazza del Duomo, è la residenza del vescovo della diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro. L’imponente edificio, frutto di continui rimaneggiamenti nei secoli, fu voluto in origine dal vescovo Guglielmino degli Ubertini, che qui si trasferì nel 1256 dalla sede di via Seteria, dove i presuli aretini si erano insediati stabilmente in seguito alla bolla papale del 1203 di Innocenzo III, che li aveva invitati a trasferirsi dentro le mura cittadine, abbandonando la cittadella vescovile del Pionta da dove emanavano un’influenza che andava oltre la sfera religiosa.

Nell’area scelta si trovava già la chiesa di San Gregorio Magno, che fu inglobata nel palazzo e ne divenne la cappella. A quei tempi, di fronte al Vescovado, era presente la chiesa di San Pietro Maggiore, elevata a inizio Duecento a cattedrale urbana, nonostante le modeste dimensioni. Con il lascito di papa Gregorio X, morto proprio ad Arezzo nel 1276 di ritorno dal Concilio di Lione, partirono i lavori per un nuovo duomo molto più ampio.

Nel 1478, su richiesta del vescovo Gentile de’ Becchi, l’artista fiorentino Bartolomeo della Gatta progettò uno scenografico loggiato per mettere in collegamento sede vescovile e cattedrale. Il palazzo fu oggetto di altri interventi successivi che dettero l’aspetto attuale. Il più consistente fu quello voluto dal vescovo Pietro Usimbardi a partire dal 1595, che purtroppo causò la perdita della chiesa di San Gregorio Magno. Altri consistenti lavori che interessarono l’edificio furono quelli del 1710 per volere del vescovo Benedetto Falconcini. In quella fase venne tamponato il loggiato, per essere trasformato in una nuova ala del Vescovado.

Dal 2011 una parte degli ambienti del piano terra è appannaggio del MuDAS – Museo Diocesano di Arte Sacra, nato ufficialmente nel 1963 sfruttando alcuni ambienti limitrofi alla sagrestia della cattedrale. Dopo la chiusura degli anni Settanta per attuare una sistemazione più organica e un ampliamento, la collezione fu riaperta ufficialmente al pubblico nel 1985 con l’allestimento curato da Anna Maria Maetzke. La realtà museale accolse i capolavori già riuniti per la grande esposizione del 1950 dal titolo “Mostra d’arte sacra della Diocesi e della Provincia dal secolo XI al XVIII”, a cui si aggiunsero opere provenienti da chiese scomparse o vendute a privati, da sedi di compagnie e istituzioni religiose soppresse e in generale da tutti quei luoghi della vasta diocesi aretina dove non era più garantita la sicurezza, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico.

Con il trasferimento del 2011 nel palazzo vescovile, il museo venne strutturato in cinque sale che custodiscono pitture, sculture e oggetti liturgici come antifonari, innari, calici, ostensori, navicelle, turiboli, reliquiari e croci di diverse epoche.

Dal MuDAS il percorso di visita si sposta al primo piano del palazzo vescovile, quello nobile con la funzione di dimora e incontri formali del vescovo, a cui si accede attraverso una scalinata. Il Vestibolo è l’ambiente per l’accoglienza che introduce il visitatore ai santi e ai luoghi di culto principali del territorio aretino, dipinti nelle pareti.

Il piano musealizzato propone varie stanze affrescate tra il 1606 e il 1609 da Teofilo Torri con scene tratte dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. L’apice viene raggiunto nella monumentale Sala della Giustizia, utilizzata per le assemblee ecclesiastiche e gli eventi, in cui sono presenti anche le allegorie dei vizi capitali. Affrescata dal Torri è pure la cappella palatina con le “Storie di Gesù e San Pietro”.

Altri tre ambienti visitabili sono contrassegnati dai colori delle pareti – rosso, verde e giallo – e accolgono una variegata quadreria con opere che vanno dal XVI al XIX secolo. Da ricordare infine la cosiddetta Camera dei Papi, destinata ad alloggiare i pontefici in visita ad Arezzo, che negli ultimi decenni ha ospitato Giovanni Paolo II nel 1993 e Benedetto XVI nel 2012. Gli affreschi neoclassici del 1794 presenti sono di Pietro Benvenuti e raffigurano le allegorie della pace e della giustizia.

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Lunedì, 11 Dicembre 2023 17:15

Palazzo Albergotti

Nella parte finale di Via Ricasoli, un tempo Contrada del Lastrico o Via del Lastrico per la presenza di alcuni tratti di strada romana ancora presenti nel Medioevo, sorge Palazzo Albergotti, il più importante edificio in stile neoclassico di Arezzo, appartenuto a una delle famiglie più influenti e prestigiose della città fin dall’epoca medievale, quando rappresentavano un riferimento indispensabile della fazione guelfa.

Detto anche “Palazzo delle Statue” per la serie di sculture allegoriche in terracotta realizzate da Arcangelo Ciofini che ne ornano la sommità, sette sulla facciata e tre sul lato che guarda su Piazza Landucci, fu costruito tra il 1792 e 1799 su commissione di Alessio Albergotti, incorporando tre case con orti preesistenti di proprietà della sua famiglia. Il progetto fu affidato al noto architetto chiancianese Leonardo Massimiliano de Vegni, già autore nel territorio aretino del teatro di Foiano della Chiana, che portò in città quello stile che anche in architettura si affrancava dal barocco e dal rococò e si ispirava all’arte greco-romana.

Nel 1800, durante la rappresaglia francese in seguito ai moti antigiacobini del Viva Maria scoppiati ad Arezzo l’anno precedente, la facciata dell’edificio fu rovinata da una cannonata, ma nel 1801 venne restaurata.

Nel 1830 Palazzo Albergotti fu acquistato da Leopoldo II d’Asburgo-Lorena per adeguarlo a palazzo granducale cittadino, ma con l’annessione della Toscana al Regno di Sardegna nel 1860 e la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861, fu incamerato dal neonato stato italiano.

Tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento ebbe varie destinazioni pubbliche – edificio scolastico, sede dell’Intendenza di Finanza e del Tesoro, Conservatoria delle Ipoteche, Ufficio Tecnico Erariale – finché nella seconda metà del secolo scorso fu adeguato a sede della Soprintendenza ai Beni ambientali, architettonici, artistici e storici di Arezzo, oggi Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Arezzo e Grosseto. L’organo periferico del Ministero della Cultura esercita, nel territorio di competenza, la fondamentale attività di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni mobili e immobili, pubblici e privati, riconosciuti di interesse artistico, storico, archeologico, demoetnoantropologico, architettonico e paesaggistico.

Esternamente Palazzo Albergotti è contraddistinto dalla monumentale facciata rivestita con bugnato liscio al piano terra e scandita da un gruppo di sei lesene piatte nell’avancorpo centrale superiore, sulle quali appoggia l’elegante timpano triangolare con lo stemma dell’aristocratica famiglia aretina al centro, sostenuto dalle allegorie della Fama.

Al suo interno l’edificio presenta ambienti voltati con lunette al piano terra, appartenenti a uno degli edifici precedenti, affrescati nella seconda metà del Seicento dal pittore Giovan Battista Biondi e dai suoi collaboratori.

Ricchissimo di elementi decorativi è il piano superiore, in origine il piano nobile dell’edificio, che in parte risentono ancora di un gusto tardo barocco, ma dall’altra parte guardano ormai con convinzione alla pittura neoclassica che alla fine del Settecento giunse anche a Arezzo. Tra gli affreschi presenti emergono le due grandi vedute con il “Paesaggio con costa marina” e il “Paesaggio con templi greci”.

Se attraversiamo il vestibolo di Palazzo Albergotti, giungiamo al giardino sopraelevato sul retro, di pianta rettangolare, con schema quadripartito e vasca centrale. Lo spazio verde è uno dei più caratteristici del centro storico di Arezzo.
 

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Mercoledì, 13 Dicembre 2023 14:13

Monumento al Petrarca

Tra il duomo di Arezzo e la Fortezza medicea, in posizione centrale del "Prato", si trova l'enorme monumento dedicato al grande poeta aretino del Trecento Francesco Petrarca.

La storia di questo monumento relativamente recente (fu inaugurato il 25 novembre del 1928 da Re Vittorio Emanuele) è stata lunga e travagliata, non tanto nella sua esecuzione pratica, quanto in tutte le fasi progettuali burocratiche e ricerca di fondi precedenti. Basti pensare che l'idea del monumento al concittadino Petrarca venne alla luce in un consiglio comunale dell'ottobre 1902, i lavori di realizzazione pratica di questo iniziarono nel 1925 ad opera dello scultore Alessandro Lazzerini e i suoi collaboratori che aveva vinto il concorso nel 1907. In realtà la "prima pietra" era già stata posta nel 1914, ma i lavori in quel momento erano iniziati e poco dopo si erano praticamente conclusi a causa dell'inizio della prima Guerra Mondiale.

Comprendere il significato dei vari oggetti e personaggi che "s'intrecciano" ai piedi di un maestoso Petrarca rivolto verso quel duomo che il poeta ha visto nascere non è facile e mal descrivibile se non di fronte al monumento. Per molti anni il bianco marmo di Carrara del monumento è rimasto annerito dallo smog, ma anche dalle sporcizie naturali del parco. Ora, che da poco tempo è stato ben ripulito, merita a maggior ragione una visita per osservarne la sua simbologia e la candida lucentezza.

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Mercoledì, 21 Febbraio 2018 08:31

Casa del Petrarca

Sorge in via dell'Orto. Qui nacque il celebre poeta nel 1304, ma l'edificio attuale è frutto di una ricostruzione del XVI sec. e di più restauri. Oggi è sede dell'Accademia Petrarca di lettere, arti e scienze. E’ nato tra queste mura, nel cuore dell’Arezzo antica, proprio nel Borgo dell’Orto, uno dei poeti più grandi della storia dell’umanità: Francesco Petrarca.

Oggi puoi scoprire le stanze del Trecento dove ha mosso i primi passi il genio che, insieme a Dante Alighieri e Giovanni Boccaccio, ha scritto la storia della lingua e della letteratura italiana. Quando Petrarca è nato ad Arezzo, lunedì 20 Luglio 1304, in città c’era anche Dante Alighieri, rifugiatosi lì insieme al padre di Francesco, il suo grande amico Ser Petracco, entrambi esiliati da Firenze.

Casa Petrarca oggi è un museo e la sede dell’Accademia Petrarca di Lettere Arti e Scienze di Arezzo, che celebra la grandezza di Petrarca, le sue opere e l’influsso della sua arte nei secoli.
Casa Petrarca custodisce grandi tele rinascimentali di pittori toscani, cimeli e materiali petrarcheschi, una collezione di 250 monete antiche e una biblioteca ricca di opere e volumi legati al petrarchismo, il movimento culturale italiano del 1600.
Visitare Casa Petrarca è un po’ come fare un tuffo nella Toscana del Trecento.

Basta affacciarsi alla terrazza e chiudere la visita ammirando l’imponente statua di marmo dedicata a Petrarca nel Prato per ritrovarsi al centro di un ponte tra passato e presente.

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Mercoledì, 13 Dicembre 2023 14:12

Palazzo di Giustizia

Progettato dall'architetto Manfredi Nicoletti, si articola in due volumi.

Il primo, preesistente, è l'edificio dell'ex-Ospedale Sanatoriale Antonio Garbasso, sottoposto a restauro conservativo. Esso ospita la maggior parte degli uffici giudiziari. Il secondo volume è stato progettato ex novo e accoglie il garage, gli archivi, una grande hall a più livelli, due grandi aule a doppia altezza, una serie di uffici e la sala stampa, oltre ai relativi servizi. L'impianto planimetrico è basato su un'ellisse, sezione di cono con vertice inclinato rispetto all'asse verticale dell'edificio.

La parete nord a conca in granito segue la curvatura della superficie del cono, ma il suo rivestimento esterno è realizzato attraverso una serie di lastre piane di identica dimensione. La parete sud è formata da due superfici liberamente ondulate, ma, poiché queste curve complesse derivano da sistemi rigati, sono realizzate attraverso elementi semplici: pilastri rettilinei in acciaio disposti ognuno secondo una diversa inclinazione, che sostengono elementi di raccordo piani modulari in acciaio, tutti rettilinei. Il progetto è legato ad alcune metafore: il rapporto con le antiche mura della città, la fragilità apparente di una foglia.

Il progetto del Nuovo Edificio porta ed espressione architettonica due fondamentali principi della bioclimatica: il raffrescamento e il riscaldamento passivo. La scelta compositiva è indirizzata verso una facciata più protetta a nord ed una più aperta a sud per consentire un miglior controllo climatico e quindi un abbattimento dei costi energetici. Nel 2002 il palazzo riceve il Premio Internazionale IAA per il miglior edificio del 2002.

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Mercoledì, 13 Dicembre 2023 14:08

Monumento di Guido Monaco

Nel centro di Arezzo si trova la statua di uno dei suoi figli più illustri: Guido Monaco.

Fattosi benedettino nell'abbazia di Pomposa e successivamente a Roma, elaborò il nuovo metodo di notazione musicale ed il tetragramma. Sotto la protezione del vescovo si sviluppò nel contado aretino anche un folto numero di abbazie, che contribuirono a ricostruire un sistema di scambi ed un minimo ambito culturale.
In questo periodo Arezzo vide la sua nascita e fattosi benedettino nell'abbazia di Pomposa e successivamente a Roma, elaborò il nuovo metodo di notazione musicale ed il tetragramma.

Già nel 1864 il Consiglio Comunale di Arezzo aveva deliberato di erigere un monumento al "suo" Guido. Furono invitati, tra gli altri, a far parte della commissione artistica, Rossini, Verdi e Mercadante. Grandi festeggiamenti celebrano nel 1882 il centenario della nascita del grande perfezionatore della notazione musicale: «concorso regionale di ginnastica, conferenze musicali, corse in tondo nell'anfiteatro del Prato, congresso internazionale di canto liturgico, esposizione di antichi libri di canto corale, spettacoli equestri, conferenze pedagogiche, concorso nazionale di strumenti musicali, mostra didattica provinciale»
(Tafi)

E, nel Teatro Petrarca, varie rappresentazioni dell'opera Mefistofele di Arrigo Boito. Si sa anche dai manifesti che "Nelle prime dieci sere della festa la Piazza Umberto, la via e la piazza Guido Monaco saranno illuminate a luce elettrica". È una iniziativa di non irrilevabile interesse, se si pensa che Arezzo potrà contare su un impianto di illuminazione elettrica soltanto alla fine dell'Ottocento. Sembra che il Consiglio Comunale, scrive la Gazzetta aretina in un suo numero del 1893, abbia decretato di abolire la ormai medioevale illuminazione a petrolio.

In veste ufficiale da benedettino il monumento descrive Guido Monaco nell'atto di porre la mano sull'opera da egli lasciata ai posteri: l'Antifonario, risultato del celebre lavoro dell'illustre aretino con il quale ciascuno era in grado di scrivere, apprendere ed eseguire la musica. Sulle pagine del libro è riportata ed incisa una strofa dell'inno latino a S. Giovanni, dalla quale Guido Monaco trasse i nomi per le note musicali: UT queant laxis/REsonare fibris /MIra gestorum/FAmuli tuorum/SOLve polluti/LAbii reatum/Sancte Iohannes ("affinché i tuoi servi possano cantare con voci libere le meraviglie delle tue azioni, cancella il peccato del loro labbro contaminato, oh San Giovanni"). In seguito la nota Ut venne sostituita con DO (da Dominus), e venne aggiunta alla scala la nota SI.

Il monumento è costituito da una statua in marmo microcristallino, poggiante su un piedistallo anch'esso in marmo, di forma cubica, nei cui lati destro e sinistro sono inserite due formelle di bronzo, mentre sul fronte una scritta a dedica “A Guido Monaco 1882” e nel retro due emblemi rappresentanti il Comune di Arezzo, il tutto sempre in bronzo; la parte inferiore del piedistallo termina con una fascia in marmo nella quale sono incisi gli stemmi delle regioni d'Italia. Il piedistallo poggia a sua volta su un basamento in marmo di colore rosato alla base del quale vi sono tre gradini in travertino delimitati a quota terreno da un ulteriore gradino in arenaria. L'accesso al monumento avviene da una cancellata collocata in corrispondenza del cordonato in travertino delimitante l'aiuola a verde circostante il monumento stesso.

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