Through our eyes

Al Museo Archeologico di Arezzo gli scatti dei minori rifugiati nell’hotspot di Samos

Fino all'11 Settembre presso il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo.

In occasione dell’edizione 2021 della Notte Europea dei Musei, la Direzione Regionale Musei della Toscana inaugura sabato 3 luglio dalle ore 20 al Museo Archeologico Nazionale di Arezzo la mostra “Through our eyes”, realizzata e promossa dall’organizzazione non profit Still I Rise e in programma fino all’11 settembre 2021. Il Museo sarà poi straordinariamente aperto al pubblico fino alle ore 23 con ingresso esclusivamente su prenotazione con biglietto simbolico di 1 euro.

“Through Our Eyes” racchiude circa 250 scatti a colori realizzati da 48 minori rifugiati dell’Hotspot di Samos (Grecia) con delle macchinette Kodak usa e getta, dopo aver seguito i laboratori di fotografia di Nicoletta Novara, ideatrice della mostra. I giovani autori sono stati tutti studenti di Mazí, il centro educativo aperto a Samos da Still I Rise, organizzazione non profit che si occupa di educazione e protezione dei minori profughi e vulnerabili nelle aree più calde della migrazione globale.
Nell’ambito dell’esposizione all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Arezzo, sotto la direzione artistica liberale dell’architetto Roberta Galantino, sarà proposta una selezione di 22 scatti significativi, insieme a un percorso fotografico che accompagna il visitatore dai primi momenti dell’apertura della scuola al fianco degli studenti, fino all’avvio delle classi di fotografia. Hanno collaborato all’allestimento della mostra anche Samuele Bertocci e l’Associazione Fotografica Imago.

IL PROGETTO

Nel corso dei laboratori di fotografia organizzati all’interno di Mazì, i 48 studenti hanno imparato a utilizzare una macchina fotografica professionale, a scattare in differenti condizioni di luce, si sono esercitati nel ritratto e nella street photography e hanno utilizzato programmi professionali di editing. Al termine dei moduli formativi, ognuno ha ricevuto una Kodak usa e getta a colori, con il compito di raccontare la propria vita al di fuori della scuola.
“Through Our Eyes” svela così, in modo intimo e disarmante, le difficoltà che i ragazzi e le ragazze dai 12 ai 17 anni si trovano a dover fronteggiare ogni giorno nel campo profughi di Samos. Le fotografie sono divise in due capitoli: pre e post pandemia. Parte degli studenti si è infatti trovato a vivere nel campo profughi durante il lockdown: le immagini raccontano l’impossibilità di rispettare il distanziamento sociale, la paura di ammalarsi, la reazione delle persone che hanno iniziato ad avviare piccole attività per sopravvivere.

Tra gli scatti, però, ci sono anche fotografie di speranza, che narrano di un mare bellissimo, delle colline e degli alberi sull’isola di Samos, dell’entusiasmo nella scoperta dell’Europa e della nostra cultura.
«Il Museo Archeologico Nazionale ha fortemente voluto questa mostra – sottolinea Stefano Casciu, Direttore regionale Musei della Toscana – per riaffermare il suo ruolo di custode di storie e memorie di mondi e civiltà differenti, per favorire nella comunità di riferimento la conoscenza del passato e una migliore lettura del presente e del mondo contemporaneo ed estendere il proprio abbraccio inclusivo alla realtà mediterranea.»
«Per questo – aggiunge Maria Gatto, Direttrice del museo – siamo felici di poter presentare nei nostri spazi il progetto e la mostra dell’Associazione Still I Rise e in particolare l’attività educativa che questa giovane realtà porta avanti con coraggio nell’isola greca di Samos dove, non lontano dai pregevoli resti archeologici dell’età classica, sorge uno dei campi profughi più inospitali della Grecia.»

«L’hotspot di Samos sembra lavorare sul filo sottile dell’annientamento umano, piuttosto che sul fronte dell’accoglienza. I nostri studenti combattono ogni giorno una battaglia personale di resistenza contro un sistema che non li percepisce come esseri umani in una condizione di fragilità quanto piuttosto come una entità scomoda e non degna di far parte della società civile», spiega Nicoletta Novara. «A Mazí abbiamo usato la fotografia per restituire loro la prima persona singolare. Non volevamo che qualcun altro parlasse per loro, ma abbiamo cercato di comprendere meglio, attraverso i loro occhi, la condizione di rifugiato».

MODALITÀ DI VISITA

La mostra sarà visitabile ad ingresso libero negli orari di apertura del Museo
Martedì mattina ore 9.00-13.00
Giovedì pomeriggio ore 14.30-19.00
Venerdì mattina ore 9.00-13.00
Sabato pomeriggio ore 14.30-19.00
Domenica 1a e ultima del mese e 15 agosto ore 14.30-19.00

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