Ivana Ciabatti, ceo e fondatrice di italpreziosi spa, spiega come sta cambiando il comportamento dei risparmiatori italiani.
Tra instabilità geopolitiche, crisi economiche e cambiamenti degli equilibri mondiali, l’oro si presenta come termometro delle incertezze e bene rifugio senza tempo per investitori e istituzioni. I record storici realizzati in questi mesi e la crescente domanda di trasparenza e sostenibilità, rendono il comparto vibrante e in profonda evoluzione. Ne abbiamo parlato con Ivana Ciabatti, Ceo e fondatrice di Italpreziosi Spa.
Quali sono state le tappe decisive della sua carriera?
Sono nata in campagna, in una famiglia di contadini, in una terra aspra ma ricchissima di valori e calore umano. I miei genitori mi hanno trasmesso principi fondamentali come l’umiltà, il rispetto delle persone e il senso del lavoro: valori che sono stati la mia vera ricchezza, soprattutto nei momenti più difficili. Per non pesare sulla mia famiglia ho iniziato a lavorare molto presto, studiando e lavorando insieme, fino a quando ho dovuto lasciare l’università. Sono poi entrata nel mondo dell’oro, anche grazie al fatto che Arezzo è storicamente uno dei distretti orafi più importanti d’Europa.
Giovanissima ho avviato una piccola attività di trading praticamente senza capitali, con molti debiti ma con grande entusiasmo e determinazione. L’azienda è cresciuta nel tempo: da un piccolo ufficio a una realtà industriale internazionale tra le più importanti del settore. Non c’è stato un singolo momento decisivo, ma una sequenza di scelte spesso controcorrente, affrontate con passione, coraggio e fiducia in me stessa.
In oltre quarant’anni ho attraversato fasi di espansione, crisi globali, boom e crolli dei mercati, imparando che la vera continuità non dipende dal contesto esterno, ma dalla solidità dei valori e dei fondamentali aziendali. Innovazione e sostenibilità sono stati i pilastri della crescita, insieme all’investimento costante sulle persone. Oggi il gruppo chiude con un fatturato di circa 6 mld di euro con obiettivi di crescita molto ambiziosi.
Come descriverebbe il suo stile di leadership?
La definirei responsabile e concreta, ma allo stesso tempo creativa e visionaria, sempre orientata al futuro. È una leadership che si costruisce sul campo, giorno dopo giorno, basata sull’ascolto e sulla valorizzazione delle persone.
In un contesto economico complesso come quello attuale è fondamentale assumersi la responsabilità delle scelte e condividere obiettivi chiari nel breve, medio e lungo periodo. La mia è una leadership inclusiva, fondata sulla meritocrazia, sulle competenze e sulla responsabilità individuale. Inoltre, credo molto nei giovani: portano energia, visione e cambiamento.
Ho sempre cercato di creare ambienti di lavoro in cui possano esprimersi, crescere e stare bene, perché il benessere delle persone si riflette direttamente sulla qualità del lavoro e dei risultati.
Il comparto dell’oro è storicamente dominato da figure maschili. Quali difficoltà ha incontrato come donna?
All’inizio è stato estremamente difficile. Sono probabilmente l’unica donna, a livello internazionale, ad aver fondato e guidato un’azienda come la nostra in questo settore. Ho dovuto dimostrare il mio valore più degli altri, in un ambiente molto chiuso, dove spesso gli uomini facevano squadra tra loro.
Ricordo che, oltre quarant’anni fa, durante uno dei miei primi incontri con operatori arabi, non volevano nemmeno parlare con me perché ero una donna. Ho insistito per giorni e alla fine non solo ho ottenuto ciò che volevo, ma ho costruito relazioni di fiducia durature.
Ho avuto difficoltà anche nell’accesso al credito e in molti altri ambiti. Ma una volta dimostrata la mia competenza, il rispetto è arrivato. Oggi posso dire che il percorso è stato duro all’inizio, ma se dimostri quello che sai fare, il contesto cambia profondamente.
Qual è la situazione del comparto dell’oro in questo momento di forte instabilità globale?
Stiamo vivendo cambiamenti epocali: tensioni geopolitiche, instabilità economica e finanziaria, nuovi equilibri mondiali. L’oro è da sempre il termometro delle crisi e oggi siamo di fronte a record storici: il prezzo dell’oro ha raggiunto livelli mai visti prima, così come l’argento, che ha registrato aumenti superiori al 300% in un solo anno.
Questo indica una crescente ricerca di sicurezza. L’oro, inoltre, non è solo una materia prima industriale, ma una riserva monetaria per le banche centrali. In un mondo in cui è stata stampata enorme quantità di moneta, resta l’unico asset che, in oltre 2.000 anni di storia, ha dimostrato di preservare il potere d’acquisto. Per questo i privati lo scelgono sempre più come strumento di diversificazione e protezione del risparmio.
E lo stato di salute del mercato italiano?
Il settore orafo italiano è un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, grazie a una produzione ad alta tecnologia e a una capacità unica di coniugare bellezza, qualità ed emozione.
Fino a pochi mesi fa il comparto godeva di ottima salute. Oggi il contesto è più complesso, tra aumento del prezzo dell’oro, dazi e incertezze globali. Diverso è invece il mercato dell’oro da investimento, che sta vivendo una fase molto positiva, trainata dalla domanda di sicurezza e stabilità.
Quali sono le principali sfide per restare competitivi?
Evolvere senza perdere identità. Non basta più produrre oggetti belli e ben fatti: serve comunicare, creare brand, trasmettere emozioni ed esperienze.
Sono fondamentali investimenti continui in tecnologia, tracciabilità e sostenibilità. Ma soprattutto nelle persone. Il settore orafo vanta una tradizione millenaria che unisce alta tecnologia e manualità artigianale: questo know-how va preservato e trasmesso alle nuove generazioni. Competitività significa saper coniugare artigianalità, visione industriale e responsabilità sociale.
Come sta cambiando il comportamento degli investitori italiani?
Sono sempre più consapevoli. Non cercano solo protezione del capitale o diversificazione, ma anche trasparenza, informazioni chiare e garanzie sull’origine e sull’etica del prodotto. L’oro da investimento è accessibile a tutti, dal piccolo risparmiatore al grande investitore, e questo ne amplia il bacino. Cresce l’interesse anche tra i giovani, che spesso si avvicinano attraverso strumenti digitali e nuove modalità di acquisto.
In Italia esiste una lunga tradizione legata all’oro, prima attraverso il gioiello, oggi anche come investimento diretto. Le famiglie italiane restano tra le più solide in Europa e l’oro continua a rappresentare un pilastro dell’economia reale e del risparmio.
Fonte www.fortuneita.com
di Francesca Azzurra Conidi
L'imprenditrice Ivana Ciabatti: "Nessuno ci credeva, ora tratto a tu per tu con chi estrae l'oro"
Mai pensare di non essere all’altezza di una sfida. Le donne devono credere nelle proprie competenze, e nei propri sogni, senza aver paura di fallire. Così, tutto diventa possibile".
Può sembrare un po’ troppo ottimista Ivana Ciabatti, 64enne signora aretina che ha messo insieme dal nulla la Italpreziosi di Arezzo (oggi azienda leader nella lavorazione, nel commercio e nel trading di metalli preziosi e punto di riferimento per il polo orafo italiano e internazionale, con fatturato di 6 miliardi e mezzo nel 2020), sfidando fuochi di sbarramento maschili, in patria e non. Ma lei ne è convinta: no, non è questione ottimismo astratto, dice, "solo di fiducia in se stesse". Proprio quello, purtroppo, che tanto spesso alle donne manca. La prova sta nella sua stessa biografia, che parte da un paesino di contadini nel casentino, dove la piccola Ivana "sogna, guardando il cielo, di andare sulla luna", per poi, più grande, usare i depliant delle agenzie di viaggio "per le prime trasvolate immaginarie".
Finché arriva il primo viaggio vero, in autostop, e poi tutti gli altri, con mete sempre più lontane. E oggi che di mondo ne ha visitato «almeno due terzi», la signora può dire che il sogno dell’infanzia, intanto, è diventato realtà.
Ma c’è poi il resto. Sì, perché Ivana Ciabatti è una "imprenditrice autonoma", come tiene a dire, nel senso che ha fatto "tutto da sola". Ovvero, "facendomi aiutare, certo, quando è stato necessario, ma sempre mettendoci la faccia in prima persona, giocandomela con i miei mezzi". Il tutto, sia chiaro, senza affatto rinunciare alla famiglia, a un marito, e a due figlie educate anche loro, ovviamente, "a credere in se stesse", il miglior viatico per le giovani generazioni femminili. E così eccola, nel 1984, a 27 anni, trasformarsi da impiegata in un’azienda orafa in piccola imprenditrice in proprio, dopo aver contagiato con il suo entusiasmo "un socio finanziatore, che ha investito nel mio progetto", mentre lei, memore della parsimonia familiare, faceva benzina "a 10 mila lire a volta, per non spendere troppo".
E dopo poco, decidere il secondo salto: comprare la materia prima grezza da cui ricavare l’oro puro (in lingotti destinati agli orafi, agli investitori privati, ai caveau delle banche) direttamente dalle miniere. "Fu una rivoluzione, in Italia, allora, non lo faceva nessuno". Ivana fa le valigie, e, manco a dirlo, si mette in viaggio. L’impresa è ardua, il settore, ad ogni latitudine, dal Medio Oriente, all’Africa, all’America del nord e del Sud, all’Africa, all’Oceania, è dominato dai maschi e, dice lei, "credo di essere tuttora l’unica donna al mondo a trattare a tu per tu con gli estrattori, a chiedere di visitare le miniere". Follia? "Sì, ma in certi casi necessaria". Una volta, in Ghana, il re locale proprietario di una miniera le propone di diventare “regina madre’’, con tanto di rito di iniziazione: "Ho avuto una gran paura, ma lui voleva solo dirmi che mi dava fiducia".
In Arabia Saudita un suo interlocutore, dando per scontato di aver preso appuntamento con un uomo, si è rifiutato di riceverla, "ma io ho resistito, mi sono presentata per tre giorni di seguito, il terzo mi ha aperto la porta". Da allora, racconta la signora, "sono accolta ovunque con tutti gli onori, e la ragione è semplice: mi sono guadagnata la stima del settore", cioè dei maschi che lo presidiano, che pure hanno tentato di scoraggiarla con ogni mezzo (compreso il più usurato, il corteggiamento), senza però smuoverla di un millimetro.
E alle donne, da donna, Ivana vuole dirlo chiaro: "Lasciate perdere le quote rosa, che vuol dire non credere nelle proprie capacità, puntate su quel che sapete fare, che avete voglia di fare. E fatelo. Solo così si può avere ragione di un mondo maschile che frappone continui ostacoli, ma alla fine è costretto riconoscere il nostro valore". Banalmente: perché serve anche a loro.
Da "la Repubblica" del 7 Marzo 2021, di Maria Cristina Carratù.