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Martedì, 27 Agosto 2024 09:02

Oro e Arezzo

L'oro è un dono della natura che il genere umano ha apprezzato, ricercato e lavorato sin dall'alba dei tempi.
E' il materiale principe per la gioielleria, un abbellimento della persona che da millenni affascina la natura umana. Ha caratteristiche fisiche così particolari, unite al suo colore, alla sua brillantezza che lo fa definire metallo nobile (qualità di alcuni metalli di soffrire poco la ossidazione), alla resistenza a quasi tutte le combinazioni di soluzioni chimiche (è infatti detto "inattaccabile"); noto da sempre per le caratteristiche metallurgiche -è duttile e malleabile- che lo hanno reso ideale per le lavorazioni che può sopportare oltre al fatto di essere recuperabile con relativa facilità, esso non si disperde neanche se buttato nel fuoco (a differenza della carta o dei componenti chimici che una volta miscelati non si possono più separare).

Il centro e sudamerica con le civiltà precolombiane hanno messo a disposizione dei Conquistadores enormi quantità di oro precedentemente utilizzato per ornamento dei regnanti, ma già prima di allora esistevano fiorenti luoghi di lavorazione un po' ovunque sulla superficie terrestre, ad esempio ricordiamo ritrovamenti importanti (il Tesoro di Priamo) anche nella Grecia antica.
Anche gli etruschi un migliaio di anni prima di Cristo lo lavoravano per gli stessi scopi, il loro metodo chiamato granulazione permetteva di creare motivi o disegni costituiti da semi sfere saldate fra loro.

Lo sviluppo della chimica grazie ad un chimico arabo noto come Geber (ca. 750 dC), con l'uso di mercurio, arsenico ed acqua regia per la purificazione dei minerali si pongono le basi per quello sviluppo dell'oreficeria che nel Rinascimento italiano ha visto giganti come Benvenuto Cellini creare capolavori immortali.

La monetazione (prima per fusione poi per stampatura o conio) ha dato il via alla lavorazione artigianale cogli strumenti che si trovano tuttora in qualunque bottega   orafa: una fonte di calore, martello, pinze lima e bulino.

Nel 20º secolo, come per tanti altri prodotti, la produzione ha preso caratteristiche industriali sviluppandosi in alcune aree fra le quali in Italia si segnalano il Veneto, la Lombardia e l'aretino.
La più antica azienda orafa locale prosegue la sua attività e vende i suoi prodotti contrassegnati dal simbolo "1AR" da circa un secolo dalla sua fondazione, come prevede la legge a tutela dei consumatori.

Le necessità industriali del distretto hanno sviluppato un intero sistema di produzione che ha visto crescere tutte le opportunità a sostegno di questa lavorazione: specializzazioni chimiche, meccaniche, formative, espositive.
Quelle incentrate intorno al recupero dell'oro contenuto in qualsiasi prodotto hanno reso la provincia aretina leader a livello europeo e permettono a questa provincia di essere da anni ai vertici delle classifiche di fatturato export. I macchinari di lavorazione proposti da aziende aretine sono appetibili per i fabbricanti di oreficeria in tutto il mondo. Una scuola superiore propone il percorso "orafi" e ad essa giungono studenti da tutto il globo. Una filiera che ha reso evidente la necessità di una vetrina specifica per i prodotti del distretto attraverso una fiera dell'oreficeria ed argenteria aretina che da circa quarant'anni si tiene in città annualmente.
Un punto di incontro tra domanda e offerta dove l'aspetto della presentazione e della soddisfazione dei visitatori diviene fondamentale tant'è che ad Arezzo la direzione artistica e creativa della esposizione è affidata a Beppe "Sugar" Angiolini, un nome ed una garanzia nel sistema moda di cui l'oreficeria rappresenta un importante complemento.
Da molti decenni creatori o stilisti collaborano con le industrie orafe aretine: come non ricordare la medaglia dell'amore che da circa cinquant'anni viene proposta con il suo motto "più di ieri, meno di domani"; centinaia di prodotti unici sono stati realizzati dalle aziende aretine partecipanti alla fiera orafa aretina sulla base dei disegni di importanti firme della moda o valenti artisti.
Alcune centinaia di questi gioielli unici sono adesso esposti nel museo dell'oro posto nei pressi di Piazza Grande in Arezzo: qui è possibile per il pubblico prendere visione di monili realizzati proprio seguendo le intuizioni di questi " artisti" e divenuti realtà grazie alle mani d'oro degli "artigiani" aretini.

Circa 10.000 addetti lavorano in oltre mille aziende dell'aretino che non solo producono oreficeria in oro nelle forme estetiche più diverse, ma offrono monili e accessori di abbigliamento in argento o altri materiali dal costo più contenuto rispetto al metallo giallo che ha raggiunto quotazioni record negli ultimi periodi; oltre a questo, una rete di sub fornitori che offrono prodotti e servizi indispensabili come le chiusure (anelli a molla, pappagalli, clip per orecchini ect ect) o sono specializzati in singoli fasi della produzione, come la galvanica.

Una magia che direttamente da Arezzo atterra nei negozi di tutto il mondo grazie a numerose eccellenze imprenditoriali.

 

Alessandro Ruzzi

Pubblicato in Eventi Arezzo
Giovedì, 19 Febbraio 2026 07:24

Oro, bene rifugio che resiste nel tempo

Ivana Ciabatti, ceo e fondatrice di italpreziosi spa, spiega come sta cambiando il comportamento dei risparmiatori italiani.

Tra instabilità geopolitiche, crisi economiche e cambiamenti degli equilibri mondiali, l’oro si presenta come termometro delle incertezze e bene rifugio senza tempo per investitori e istituzioni. I record storici realizzati in questi mesi e la crescente domanda di trasparenza e sostenibilità, rendono il comparto vibrante e in profonda evoluzione. Ne abbiamo parlato con Ivana Ciabatti, Ceo e fondatrice di Italpreziosi Spa.

Quali sono state le tappe decisive della sua carriera?

Sono nata in campagna, in una famiglia di contadini, in una terra aspra ma ricchissima di valori e calore umano. I miei genitori mi hanno trasmesso principi fondamentali come l’umiltà, il rispetto delle persone e il senso del lavoro: valori che sono stati la mia vera ricchezza, soprattutto nei momenti più difficili. Per non pesare sulla mia famiglia ho iniziato a lavorare molto presto, studiando e lavorando insieme, fino a quando ho dovuto lasciare l’università. Sono poi entrata nel mondo dell’oro, anche grazie al fatto che Arezzo è storicamente uno dei distretti orafi più importanti d’Europa.

Giovanissima ho avviato una piccola attività di trading praticamente senza capitali, con molti debiti ma con grande entusiasmo e determinazione. L’azienda è cresciuta nel tempo: da un piccolo ufficio a una realtà industriale internazionale tra le più importanti del settore. Non c’è stato un singolo momento decisivo, ma una sequenza di scelte spesso controcorrente, affrontate con passione, coraggio e fiducia in me stessa.

In oltre quarant’anni ho attraversato fasi di espansione, crisi globali, boom e crolli dei mercati, imparando che la vera continuità non dipende dal contesto esterno, ma dalla solidità dei valori e dei fondamentali aziendali. Innovazione e sostenibilità sono stati i pilastri della crescita, insieme all’investimento costante sulle persone. Oggi il gruppo chiude con un fatturato di circa 6 mld di euro con obiettivi di crescita molto ambiziosi.

Come descriverebbe il suo stile di leadership?

La definirei responsabile e concreta, ma allo stesso tempo creativa e visionaria, sempre orientata al futuro. È una leadership che si costruisce sul campo, giorno dopo giorno, basata sull’ascolto e sulla valorizzazione delle persone.

In un contesto economico complesso come quello attuale è fondamentale assumersi la responsabilità delle scelte e condividere obiettivi chiari nel breve, medio e lungo periodo. La mia è una leadership inclusiva, fondata sulla meritocrazia, sulle competenze e sulla responsabilità individuale. Inoltre, credo molto nei giovani: portano energia, visione e cambiamento.

Ho sempre cercato di creare ambienti di lavoro in cui possano esprimersi, crescere e stare bene, perché il benessere delle persone si riflette direttamente sulla qualità del lavoro e dei risultati.

Il comparto dell’oro è storicamente dominato da figure maschili. Quali difficoltà ha incontrato come donna?

All’inizio è stato estremamente difficile. Sono probabilmente l’unica donna, a livello internazionale, ad aver fondato e guidato un’azienda come la nostra in questo settore. Ho dovuto dimostrare il mio valore più degli altri, in un ambiente molto chiuso, dove spesso gli uomini facevano squadra tra loro.

Ricordo che, oltre quarant’anni fa, durante uno dei miei primi incontri con operatori arabi, non volevano nemmeno parlare con me perché ero una donna. Ho insistito per giorni e alla fine non solo ho ottenuto ciò che volevo, ma ho costruito relazioni di fiducia durature.

Ho avuto difficoltà anche nell’accesso al credito e in molti altri ambiti. Ma una volta dimostrata la mia competenza, il rispetto è arrivato. Oggi posso dire che il percorso è stato duro all’inizio, ma se dimostri quello che sai fare, il contesto cambia profondamente.

Qual è la situazione del comparto dell’oro in questo momento di forte instabilità globale?

Stiamo vivendo cambiamenti epocali: tensioni geopolitiche, instabilità economica e finanziaria, nuovi equilibri mondiali. L’oro è da sempre il termometro delle crisi e oggi siamo di fronte a record storici: il prezzo dell’oro ha raggiunto livelli mai visti prima, così come l’argento, che ha registrato aumenti superiori al 300% in un solo anno.

Questo indica una crescente ricerca di sicurezza. L’oro, inoltre, non è solo una materia prima industriale, ma una riserva monetaria per le banche centrali. In un mondo in cui è stata stampata enorme quantità di moneta, resta l’unico asset che, in oltre 2.000 anni di storia, ha dimostrato di preservare il potere d’acquisto. Per questo i privati lo scelgono sempre più come strumento di diversificazione e protezione del risparmio.

E lo stato di salute del mercato italiano?

Il settore orafo italiano è un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, grazie a una produzione ad alta tecnologia e a una capacità unica di coniugare bellezza, qualità ed emozione.

Fino a pochi mesi fa il comparto godeva di ottima salute. Oggi il contesto è più complesso, tra aumento del prezzo dell’oro, dazi e incertezze globali. Diverso è invece il mercato dell’oro da investimento, che sta vivendo una fase molto positiva, trainata dalla domanda di sicurezza e stabilità.

Quali sono le principali sfide per restare competitivi?

Evolvere senza perdere identità. Non basta più produrre oggetti belli e ben fatti: serve comunicare, creare brand, trasmettere emozioni ed esperienze.

Sono fondamentali investimenti continui in tecnologia, tracciabilità e sostenibilità. Ma soprattutto nelle persone. Il settore orafo vanta una tradizione millenaria che unisce alta tecnologia e manualità artigianale: questo know-how va preservato e trasmesso alle nuove generazioni. Competitività significa saper coniugare artigianalità, visione industriale e responsabilità sociale.

Come sta cambiando il comportamento degli investitori italiani?

Sono sempre più consapevoli. Non cercano solo protezione del capitale o diversificazione, ma anche trasparenza, informazioni chiare e garanzie sull’origine e sull’etica del prodotto. L’oro da investimento è accessibile a tutti, dal piccolo risparmiatore al grande investitore, e questo ne amplia il bacino. Cresce l’interesse anche tra i giovani, che spesso si avvicinano attraverso strumenti digitali e nuove modalità di acquisto.

In Italia esiste una lunga tradizione legata all’oro, prima attraverso il gioiello, oggi anche come investimento diretto. Le famiglie italiane restano tra le più solide in Europa e l’oro continua a rappresentare un pilastro dell’economia reale e del risparmio.

 

 

Fonte www.fortuneita.com
di Francesca Azzurra Conidi

Pubblicato in Eventi Arezzo
Lunedì, 23 Settembre 2024 08:55

IVANA CIABATTI ITALPREZIOSI

L'imprenditrice Ivana Ciabatti: "Nessuno ci credeva, ora tratto a tu per tu con chi estrae l'oro"
Mai pensare di non essere all’altezza di una sfida. Le donne devono credere nelle proprie competenze, e nei propri sogni, senza aver paura di fallire. Così, tutto diventa possibile".

Può sembrare un po’ troppo ottimista Ivana Ciabatti, 64enne signora aretina che ha messo insieme dal nulla la Italpreziosi di Arezzo (oggi azienda leader nella lavorazione, nel commercio e nel trading di metalli preziosi e punto di riferimento per il polo orafo italiano e internazionale, con fatturato di 6 miliardi e mezzo nel 2020), sfidando fuochi di sbarramento maschili, in patria e non. Ma lei ne è convinta: no, non è questione ottimismo astratto, dice, "solo di fiducia in se stesse". Proprio quello, purtroppo, che tanto spesso alle donne manca. La prova sta nella sua stessa biografia, che parte da un paesino di contadini nel casentino, dove la piccola Ivana "sogna, guardando il cielo, di andare sulla luna", per poi, più grande, usare i depliant delle agenzie di viaggio "per le prime trasvolate immaginarie".

Finché arriva il primo viaggio vero, in autostop, e poi tutti gli altri, con mete sempre più lontane. E oggi che di mondo ne ha visitato «almeno due terzi», la signora può dire che il sogno dell’infanzia, intanto, è diventato realtà.

Ma c’è poi il resto. Sì, perché Ivana Ciabatti è una "imprenditrice autonoma", come tiene a dire, nel senso che ha fatto "tutto da sola". Ovvero, "facendomi aiutare, certo, quando è stato necessario, ma sempre mettendoci la faccia in prima persona, giocandomela con i miei mezzi". Il tutto, sia chiaro, senza affatto rinunciare alla famiglia, a un marito, e a due figlie educate anche loro, ovviamente, "a credere in se stesse", il miglior viatico per le giovani generazioni femminili. E così eccola, nel 1984, a 27 anni, trasformarsi da impiegata in un’azienda orafa in piccola imprenditrice in proprio, dopo aver contagiato con il suo entusiasmo "un socio finanziatore, che ha investito nel mio progetto", mentre lei, memore della parsimonia familiare, faceva benzina "a 10 mila lire a volta, per non spendere troppo".

E dopo poco, decidere il secondo salto: comprare la materia prima grezza da cui ricavare l’oro puro (in lingotti destinati agli orafi, agli investitori privati, ai caveau delle banche) direttamente dalle miniere. "Fu una rivoluzione, in Italia, allora, non lo faceva nessuno". Ivana fa le valigie, e, manco a dirlo, si mette in viaggio. L’impresa è ardua, il settore, ad ogni latitudine, dal Medio Oriente, all’Africa, all’America del nord e del Sud, all’Africa, all’Oceania, è dominato dai maschi e, dice lei, "credo di essere tuttora l’unica donna al mondo a trattare a tu per tu con gli estrattori, a chiedere di visitare le miniere". Follia? "Sì, ma in certi casi necessaria". Una volta, in Ghana, il re locale proprietario di una miniera le propone di diventare “regina madre’’, con tanto di rito di iniziazione: "Ho avuto una gran paura, ma lui voleva solo dirmi che mi dava fiducia". 

In Arabia Saudita un suo interlocutore, dando per scontato di aver preso appuntamento con un uomo, si è rifiutato di riceverla, "ma io ho resistito, mi sono presentata per tre giorni di seguito, il terzo mi ha aperto la porta". Da allora, racconta la signora, "sono accolta ovunque con tutti gli onori, e la ragione è semplice: mi sono guadagnata la stima del settore", cioè dei maschi che lo presidiano, che pure hanno tentato di scoraggiarla con ogni mezzo (compreso il più usurato, il corteggiamento), senza però smuoverla di un millimetro.

E alle donne, da donna, Ivana vuole dirlo chiaro: "Lasciate perdere le quote rosa, che vuol dire non credere nelle proprie capacità, puntate su quel che sapete fare, che avete voglia di fare. E fatelo. Solo così si può avere ragione di un mondo maschile che frappone continui ostacoli, ma alla fine è costretto riconoscere il nostro valore". Banalmente: perché serve anche a loro.

 

Da "la Repubblica" del 7 Marzo 2021, di Maria Cristina Carratù.

Pubblicato in Eventi Arezzo

Da alcuni anni è membro del board e Director Sustainability  Climate Change, Nature, Gender Equality e Responsible Sourcing di Italpreziosi ed è impegnata quotidianamente a garantire che il cammino fatto fin’ora per promuovere la sostenibilità non si arresti.
Roma non è stata fatta in un giorno, ma in oltre 40 anni di attività Italpreziosi è riuscita a tracciare un percorso coerente, orientato alla sensibilità ambientale cha le ha consentito di diventare un modello di business. Fissando inizialmente degli standard volontari e progressivamente integrandoli, l’azienda di affinazione di Arezzo ha ottenuto numerose certificazioni e ha raggiunto traguardi e riconoscimenti che ne fanno un unicum tra i player di settore. Alice Vanni membro del board e Director Sustainability  Climate Change, Nature, Gender Equality e Responsible Sourcing è impegnata quotidianamente a garantire che il cammino fatto fin’ora per promuovere la sostenibilità non si arresti e tra formazione, crititicità, opportunità e cambiamenti fotografa lo stato dell’arte in materia ambientale nel settore orafo. 

 
Alice Vanni
◗ Italpreziosi ha di recente ricevuto al BtoB Award l’ennesimo riconoscimento per l’impegno ESG (Environmental, Social and Governance). Come è iniziato questo percorso? 

Il nostro percorso verso la sostenibilità è iniziato da una visione chiara e lungimirante, promossa dalla leadership di mia madre, Ivana Ciabatti, che ha creduto sin da subito nella possibilità di creare valore positivo attraverso il business. Questo impegno si è concretizzato già nel 2008, con un primo progetto in Honduras che mirava a sostenere le comunità minerarie locali, dimostrando come un approccio olistico potesse integrare obiettivi ambientali e sociali in tutte le attività. Oggi siamo orgogliosi dei risultati raggiunti, ma il nostro cammino è tutt’altro che concluso. Quest’anno per i 40 anni dell’azienda abbiamo ottenuto la certificazione B CorpTM. Siamo l’unica affinazione del nostro settore a livello internazionale ad oggi ad averla ottenuta. Per noi ha rappresentato un momento importante per dimostrare che è possibile anche nel nostro settore fare business etico e durante ogni evento sproniamo tutte le controparti ad iniziare come noi questo percorso. 

Attraverso quali azioni concrete si declina la sostenibilità in tutte le funzioni di un’organizzazione? Che impatto ha avuto nella Value Chain di Italpreziosi e come l’avete applicata nel quotidiano?

La sostenibilità in Italpreziosi è il frutto di una visione olistica, che coinvolge l’intera organizzazione e la catena del valore. Uno dei passaggi chiave è stato condurre un’analisi di materialità nel 2019, per identificare i temi più rilevanti per i nostri stakeholder e per comprendere pienamente rischi, impatti e opportunità. Inoltre tengo molto alla formazione. Abbiamo lavorato per sensibilizzare tutti gli stakeholders, dai dipendenti ai partner di filiera, fino anche al Consiglio di Amministrazione su temi come la sostenibilità, cambiamento climatico, natura, diversità ed inclusione. Nella filiera già dal 2019 avevamo creato il sito formativo “Chain of Information”, perché le controparti potessero condividere a catena informazioni con le loro controparti. Lo stesso approccio è valso con i dipendenti. Ad oggi, oltre alla formazione sulle certificazioni ISO su qualità, ambiente, sicurezza ed etica, ci concentriamo anche su temi quali diversità ed inclusione. Abbiamo anche creato un riconoscimento interno per premiare le iniziative di singoli dipendenti: “Campione della Sostenibilità”. 

Qual è, secondo lei, l’anello ancora debole della filiera orafa, quello per cui ancora si presentano criticità? 

Preferisco parlare di “opportunità”, perché anche le criticità possono rappresentare un punto di partenza per il miglioramento. Il contesto normativo presenterà nuove sfide, e sarà quindi necessario essere più resilienti nel programmare strategie in maniera più consapevole ed efficiente. Nel nostro settore vedo ancora un dibattito nazionale troppo acerbo su molti temi rilevanti, rischiamo che questi diventino critici perché non gestiti in tempo. Le PMI, in particolare, hanno bisogno di maggiore supporto da parte delle associazioni e delle autorità del settore, sia attraverso eventi formativi sia con strumenti pratici per allinearsi alle normative emergenti. 

  ◗ Quale consiglio darebbe ad una azienda orafa che vuole certificarsi oggi? 

La prima cosa: non avere paura. Ma soprattutto di non guardare ai costi iniziali come costi, ma come investimenti che permetteranno benefici nel lungo termine. La sostenibilità non è un tema confinato a un’area specifica, ma deve permeare ogni aspetto dell’organizzazione. Consiglio inoltre di iniziare a redigere report di sostenibilità, anche se brevi e semplici, prima internamente poi esternamente, utilizzando le linee guida degli standard internazionali, ci sono tanti strumenti online disponibili anche per semplificare il primo approccio.

Lei viaggia molto e ha modo di tenere speech in contesti internazionali. Quali sono secondo lei i Paesi che hanno al momento una maggiore sensibilità verso questo tema e quali meno? 

Va fatta una distinzione tra la domanda e l’offerta. In generale negli ultimi anni abbiamo assistito alla crescita della domanda di gioielleria sostenibile e certificata. Tra i paesi più sensibili nel settore emergono Regno Unito, Germania e Paesi nordici, Stati Uniti. Un problema che ho riscontrato nei miei viaggi è la “politicizzazione” della sostenibilità, tra negazionismo e “schieramento” politico, che supporta una retorica molto pericolosa, perché considera la sostenibilità non come fondamento per una strategia di business resiliente e soprattutto per una società più equa, ma come un ostacolo. 

◗ Quale futuro per la sostenibilità? 

Nel settore orafo le regolamentazioni saranno sempre più stringenti, così come le direttive europee CSRD e CSDDD, che obbligheranno le aziende a integrare criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nelle loro strategie. Di recente ho letto una ricerca che evidenzia come la dimensione del mercato globale dei gioielli sostenibili è stata valutata a circa 58,5 miliardi di dollari nel 2023 e si prevede che raggiungerà i 97,8 miliardi di dollari entro il 2032*, trainata dalla crescente domanda di materiali recuperati e pratiche di approvvigionamento responsabili. L’obiettivo sarà quindi non solo adeguarsi alle normative, ma anche rispondere alle aspettative di consumatori sempre più attenti ai temi etici e ambientali.

Ha un legame speciale con le sue radici ed è un’appassionata di vini. Ci racconta brevemente chi è Alice quando smette i panni della manager? 

Sono molte cose, tutte legate alla mia passione per l’arte, la terra e la musica. La musica perché supporto l’attività di mio padre, Fabrizio Vanni, che è fondatore del The Garage Studio, uno studio di registrazione immerso nella campagna aretina. Ma, tornando alla mia passione per i vini, questa nasce dalla realizzazione di un sogno: da un paio di anni produco sidro utilizzando mele antiche del Casentino e sono Sommelier certificata AIS e Co-fondatrice dell’Associazione Pommelier e Assaggiatori di Sidro. Nel mio blog, Sobria, racconto storie di vini genuini, ma soprattutto celebro i piccoli produttori, perché creano opere d’arte a due mani: quella della natura e la loro. Il mio focus anche qui è verso prodotti che provengono da una filiera sensibile alla parte sociale e ambientale della produzione. Da qualche anno ho anche un mio atelier, dove mi dedico alla pittura e alla scrittura.

 
FONTE: https://www.preziosamagazine.com/alice-vanni-italpreziosi

Pubblicato in Eventi Arezzo
Italpreziosi s.p.a. è tra i principali operatori per l’affinazione, il trading di metalli preziosi, oltre alla produzione e al commercio dei lingotti di oro da investimento in Italia e nei più importanti mercati internazionali ...
Fondata nel 1984, la Società, con sede ad Arezzo, è attiva su tutta la filiera ed è partner d’eccellenza di tutti gli operatori del settore: miniere, commercianti professionali, banche, produttori di gioielli, consumatori industriali e investitori privati. La Società utilizza le più avanzate tecniche di affinazione per ottenere oro, argento, platino e palladio ai massimi livelli di purezza, osservando i più alti standard etici. Attraverso il dipartimento Precious Metals Sales, Italpreziosi supporta i clienti e gli intermediari finanziari in tutte le fasi della compravendita di oro, offrendo varie tipologie d’investimento: barre d’oro di fusione, lingotti da fusione, lingotti coniati e monete di borsa.
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