Mercoledì, 21 Febbraio 2018 10:02

Palazzo Pretorio

Oggi sede della Biblioteca Città di Arezzo, Palazzo Pretorio sorge lungo via dei Pileati.

Il grande edificio nasce dall’accorpamento di palazzi duecenteschi appartenuti alle famiglie guelfe aretine Albergotti, Lodomeri e Sassoli. Dal 1290 Palazzo Albergotti fu sede del Capitano di Giustizia e per secoli ospitò varie magistrature.

La parte riferita a Palazzo Sassoli venne utilizzata dai primi del Quattrocento come carcere, destinazione ampliata e impiegata anche tra il 1600 e il 1926. Il brigante Federigo Bobini, detto Gnicche, fu uno dei più famosi “ospiti” delle prigioni, ma nel 1870 riuscì a evadere.

L’aspetto attuale dell’edificio è quello dell’intervento in stile rinascimentale, ripristinato negli anni Trenta del Novecento. Nella scenografica facciata e all’interno si vedono gli stemmi di podestà, capitani, commissari e vicari scelti da Firenze per governare la città. Con una specifica delibera, infatti, dal 1434 fu sancito che ogni rappresentante doveva lasciare un segno della sua amministrazione. Tra i tanti blasoni presenti, alcuni di pregevole fattura, si riconoscono quelli degli Alberti di Catenaia, dei Rondinelli, dei Rinuccini, degli Spadari e dei Cappelli.

Dopo l’apertura della Casa circondariale “San Benedetto” del 1926, Palazzo Pretorio cambiò la sua destinazione e dopo gli interventi di adeguamento condotti da Giuseppe Castellucci divenne sede provvisoria del Museo Medievale e della Pinacoteca Comunale, prima di trovare la definitiva conversione in Biblioteca “Città di Arezzo”, inaugurata nel 1959. Agli interventi di Castellucci, nel solco del revival stilistico del periodo, si devono anche la sistemazione del cortile con loggiato a nord dell’entrata, che si apre su via dei Pileati, e il rialzamento della torre medievale tra Palazzo Pretorio e Casa Petrarca.

Nelle diverse sale della biblioteca cittadina si notano resti di affreschi di varie epoche, che vanno principalmente dal XV al XVII secolo. Il fondo di libri più importante conservato è quello della Biblioteca della Fraternita de Laici sorta nel 1609, nella quale confluirono in seguito per acquisto, donazione o lascito testamentario le biblioteche di enti religiosi soppressi, famiglie nobili e benefattori. Nel 1952, grazie al Consorzio per la Gestione della Biblioteca Città di Arezzo, il materiale librario aumentò notevolmente, facendo di quella aretina una delle biblioteche pubbliche più ricche e preziose della Toscana.

Di fronte alla facciata di Palazzo Pretorio si trovano i Giardini del Praticino. Nella loro parte orientale si notano i pochi resti del Palazzo del Popolo, monumentale edificio realizzato intorno al 1278 per ospitare il Capitano del Popolo e i Priori delle Arti ma smantellato a partire dal 1539. Tra i ruderi “pascolano” cinque pecore bronzee di Karen Wilberding Diefenbach, donate nel 2013.

Nei giardini si ammira la scultura in  bronzo denominata “La Hermana y La Herida” di Abel  Vallmitjana, artista catalano che negli anni Cinquanta del secolo scorso si trasferì ad Arezzo e andò a vivere a Villa Guillichini nella località di Tregozzano, a nord della città. Nella campagna aretina Vallmitjana inaugurò il suo studio, affiancandolo con un laboratorio di incisione, che divenne anche un circolo per gli intellettuali e i migliori talenti locali.

L’artista era molto amico di Pablo Neruda. In uno dei soggiorni aretini dei primi anni Sessanta, il poeta cileno ammirò il calco in gesso di una scultura che rappresentava due figure femminili abbracciate e coi volti stilizzati, dall’espressione sofferente. Guardandole le definì “La Hermana y la Herida”, ovvero “La Sorella e la Ferita”, titolo che rimase.

Il 21 febbraio 1974, quando Vallmitjana morì, l’opera non era stata ancora fusa. La consorte si rivolse agli amici artisti, che misero a disposizione le loro opere per raccogliere i fondi utili al bronzo, che il Comune di Arezzo scelse di collocare di fronte all’antico Palazzo Pretorio.

 

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Lunedì, 11 Dicembre 2023 17:12

Palazzo della Provincia

Il Palazzo della Provincia, in Piazza della Libertà, è la sede dell’amministrazione provinciale di Arezzo, che nel 1913 deliberò la costruzione incaricando del progetto Giuseppe Paoli. L’ingegnere accorpò due edifici, la Casa del Predicatore e Casa Guadagnoli, sorti a loro volta su abitazioni di origine medievale, nella parte alta del colle di San Pietro. A esse fu collegato Palazzo De Giudici, dirimpettaio del Palazzo dei Priori, sempre eretto su precedenti edifici, che dal 1847 era stato adeguato a Regio Commissariato e dal 1849 a Prefettura.

L’unificazione delle tre costruzioni fu un complesso lavoro di fusione e ottimizzazione degli spazi, in un periodo di intenso revival stilistico che portò in dote vari interventi in stile  neogotico e neorinascimentale nel nuovo edificio. Conclusa la parte architettonica, nel 1922 fu affidata al pittore simbolista Adolfo De Carolis la parte decorativa dei vari ambienti.

Emblema di quell’impresa pittorica è la Sala dei Grandi, sede del Consiglio Provinciale, dove l’artista marchigiano unì una profonda ricerca iconografica e delle fonti documentarie a una moderna impaginazione delle scene raffigurate. Da osservare gli affreschi allegorici delle pareti laterali che rimandano alle vocazioni lavorative della terra aretina, come l’agricoltura e la metallurgia, il caminetto affrescato con l’emblema provinciale e la tribuna sopraelevata.

Nella parete di fondo si ammira il mastodontico affresco con gli “Uomini illustri”, che celebra i grandi personaggi nati nel territorio provinciale nei vari secoli, riuniti tutti assieme. A tal proposito fu aperta una commissione in grado di garantire la scelta dei migliori.

Nell’estate 1923 iniziò l’intervento pittorico di De Carolis, coadiuvato dal fratello Dante e dai collaboratori Diego Pettinelli e Boncompagno Boncompagni. L’aula fu conclusa il 27 luglio 1924 e inaugurata, assieme al nuovo Palazzo della Provincia, il 27 settembre 1925.

Nella parte superiore, al centro si trova lo stemma del Comune di Arezzo e ai due lati le allegorie della storia, della tradizione, delle arti e delle scienze. Alle estremità alcuni simboli identitari come la Chimera, La Minerva, l’Anfiteatro romano, il campanile della Pieve di Santa Maria Assunta e la Cattedrale dei SS. Pietro e Donato. Subito sotto, su uno sfondo architettonico neoquattrocentesco, i grandi aretini a figura intera sono disposti in ordine cronologico da sinistra a destra e sono introdotti da un guerriero etrusco di cui si vede solo la testa, con Michelangelo al centro, seduto in trono.

Da via Ricasoli si accede sia al Giardino pensile sia all’Atrio d’Onore, utilizzati per eventi ed esposizioni. Da via dell’Orto si può entrare, infine, nella Mostra permanente della Fauna Selvatica. Il museo accoglie oltre 600 esemplari di uccelli e mammiferi conservati grazie alla tecnica della tassidermia. Gli esemplari presenti sono raggruppati per ordini e famiglie.
 

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Mercoledì, 21 Febbraio 2018 10:49

Palazzo della Fraternita dei Laici

Il Palazzo della Fraternita dei Laici racconta gran parte della storia di Arezzo. Nato come sede dell’istituzione aretina sorta nella seconda metà del XIII secolo, che da allora è sempre stata un punto di riferimento della città in ambito assistenziale e culturale, l’edificio venne iniziato nel 1375. La facciata fu affidata a Baldino di Cino e Niccolò di Francesco, ma nel 1377 i lavori si fermarono. Tra il 1395 e il 1396 Spinello Aretino affrescò la lunetta del portale con “Cristo in pietà tra Maria e San Giovanni dolenti”.

Nel 1410 morì Lazzaro di Giovanni di Feo Bracci, ricco mercante aretino, che fece testamento in favore della Fraternita dei Laici. Le risorse permisero la ripresa della costruzione. A progettare il secondo piano fu chiamato nel 1433 Bernardo Rossellino, che per la facciata realizzò il bassorilievo della “Madonna della Misericordia con il Bambino, tra i protomartiri Lorentino e Pergentino, affiancata da due edicole con le statue di “San Donato” e del “Beato Gregorio”. Gli interventi proseguirono fino al 1461. Con il secondo ordine, concluso dal ballatoio di Giuliano da Settignano, si giunse a una fusione straordinaria del già esistente impianto gotico con il nuovo linguaggio rinascimentale.

Nel 1549, su disegno di Giorgio Vasari, venne aggiunto il campanile a vela che accolse il prezioso orologio astronomico di Felice Salvatore da Fossato del 1552, ancora oggi funzionante e attrazione per i turisti, che visitando il palazzo hanno l’opportunità di entrare nella sala degli ingranaggi. La facciata dell’ampliamento a sinistra fu eseguita nella seconda metà del Seicento.

Dal 1786 il palazzo divenne sede del tribunale e dal 2010 fu adeguato a Museo di Palazzo di Fraternita, arricchito anno dopo anno da tesori artistici e sale tematiche. Al piano terra si trova anche il Museo dell’Oro.

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Venerdì, 23 Febbraio 2018 07:57

Santa Maria delle Grazie

in stile romanico, sorge all'inizio di Corso Italia (termine di via dei Pileati); la costruzione iniziò dopo il 1140 e si protrasse fino all'inizio del 1300. Il campanile, detto delle "cento buche" per via delle molte finestre bifore, fu costruito nel 1330. Sulla facciata sono presenti sculture di Domenico Marchionne. All'interno si può ammirare un bellissimo polittico di Pietro Lorenzetti (1320); nella cripta è custodito il cranio del patrono della città, San Donato.Punto 10: Vedi la Mappa »
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  • INDICE DELLE CHIESE - CHURCHES
  • 27: Chiesa S. Agnese - 6/C
  • 17: Chiesa S. Agostino - 4-5/D
  • 3: Chiesa di S. Annunziata -2-3/B
  • 37: Chiesa S. Bernardo - 3/E
  • 20: Chiesa S. Croce - 7/C
  • 1: Chiesa Di S. Domenico - 4/A
  • 11: Chiesa SS. Flora e Lucilla in B. - 3/B-C
  • 14: Chiesa S. Francesco - 3-4/C
  • 18: Chiesa S. Gemignano 5/D
  • 39: Chiesa di S. Maria delle Grazie 4/E
  • 2: Chiesa di S. Maria in Gradi 3-4/A
  • 10: Chiesa S. Maria della Pieve - 5/C
  • 26: Chiesa S. Michele - 4/C
  • 34: Chiesa SS. Trinità - 3/C
  • 4: Duomo - 5/A
  • GALLERIE, PALAZZIE E MONUMENTI - CULTURAL FACILITIES
  • 12: Galleria Comunale d'Arte Contemporanea - 4/B
  • 38: Museo Archeologico - 4/E
  • 29: Museo Diocesano - 5/A
  • 6: Casa del Petrarca - 5/B
  • 36: Casa del Vasari - 3/A
  • 30: Logge Vasari - 5/B-C
  • 28: Palazzetto della Fraternita dei Laici - 5/B-C
  • 35: Palazzo Bruni - 3/A
  • 31: Palazzo del Capitano del Popolo - 5/B
  • 5: Palazzo Comunale - 4/B
  • 32: Palazzo del Popolo 5/B
  • 9: Palazzo Pretorio - 5/B
  • 13: Teatro Petrarca - 3/C
  • 21: Anfiteatro Romano - 3-4/E
  • 22: Bastioni S. Spirito - 2-3/E
  • .
  • 40: Chimera d'Arezzo - 2/D-E
  • 8: Fortezza Medicea - 6-7/B
  • 7: Monumento a F. Petrarca - 6/B
  • 16: Monumento a Guido Monaco - 2-3/D
  • 19: Porta trento Trieste - 6/D
  • 25: Porta S. Clemente - 3/A
  • 24: Porta di S. Lorentino - 2/A
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