Mostra di Emilio Isgrò "L'evidenziatore"

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Dal 29 Luglio al 29 Settembre presso la chiesa della Madonna del Duomo Vecchio.

L’Associazione Culturale Arezzo Ars Nova è lieta di presentare Emilio Isgrò - L'Evidenziatore, mostra personale dell'opera di uno dei protagonisti dell'arte italiana del secondo Novecento. L'esposizione, a cura di Fabio Migliorati, è visitabile presso la chiesa della Madonna del Duomo Vecchio, via Oberdan, in Arezzo, e accoglie il lavoro di Emilio Isgrò come un ritorno dopo l'omaggio dell'artista al Comune di Arezzo, con i grandi pannelli dedicati a William Shakespeare sul boccascena del Teatro Mecenate. Con il Patrocinio della Camera di Commercio della Provincia di Arezzo e la collaborazione di Galleria Boxart, la mostra è documentata in un catalogo Maretti Editore e - con Fabio Migliorati - Fa riflettere sul concetto della scrittura iconica che invade oggetti, situazioni, ambienti, delineando il criterio dello spazio attivo che ridefinisce condizioni del percepire, stili espressivi da canoni inattesi. Sta qui il carattere dell'intervento di Isgrò, impavido eroe dei tempi moderni e antico usurpatore testuale per cui tutto può essere usato e riusato. Così si giunge all'utilitaristica eco del "fare arte", che si giova dello strumento art pour l'art per superarne le premesse… L'opera di Emilio Isgrò riesce a toccare i dubbi, le incertezze, i problemi, le ingiustizie della nostra società, e sa essere sempre attuale e contemporanea fino all'umore inedito mai stemperabile; la sua "pittura" cioè il suo coprire scoprendo, o meglio quel mostrare celando tanto invasivo quanto inaspettato, si rivolge ai dibattiti che coinvolgono senza mai decadere nella cronaca e neppure nella critica. L'intervento è confinato nel limine dell'artisticità: spurio ma preteso, restituito come certi sussulti che pare di dover ricevere per natura. E l'artista è ancora autore; resta nella condizione del proprio dovere: sentire per fare e fare per far sentire. L'autore Isgrò rimane quindi nel suo ruolo perché non può non vivere il suo tempo: estetica etica, quella di Isgrò, dall'alto dell'appartenenza e mai dal basso della distanza. Emilio Isgrò regala l'esperienza di un presente nobile: attivo poiché attivato, bianco su nero come la somma che grava sull'assenza. In mostra una ventina di lavori: opere storiche e recenti, pezzi unici in carta, scultura, installazione - da Dulcinea, 1967, china su libro, a L'Italia che dorme, 2010, alluminio; da Mara Pancheri, 1979, t.m. su tela, a D'Auria trasparente, 2011, t.m. su risma di carta. Emilio Isgrò - L'Evidenziatore sarà inaugurata sabato 29 luglio 2017, ore 18.45 presso la chiesa della Madonna del Duomo Vecchio, in Arezzo. Verrà introdotta da Fabio Migliorati con l'intervento di Emilio Isgrò; presenti Alessandro Ghinelli (Sindaco di Arezzo), Andrea Sereni (Vicepresidente Camera di Commercio Italiana), Giorgio Gaburro (Galleria Boxart) e varie autorità della città toscana.

EMILIO ISGRO' (Barcellona di Sicilia, 1937) Artista concettuale e pittore - ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e regista - Emilio Isgrò è uno dei nomi dell’arte italiana più conosciuti e prestigiosi a livello internazionale. Isgrò ha dato vita a un’opera tra le più rivoluzionarie e originali nell’ambito delle cosiddette seconde Avanguardie degli anni Sessanta, che gli ha valso diverse partecipazioni alla Biennale di Venezia (1972, 1978, 1986, 1993) e il primo premio alla Biennale di San Paolo (1977), oltre che ad altre importanti rassegne al MoMA di New York nel 1992 e alla Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia nel 1994 e le antologiche al Centro Pecci di Prato nel 2008 e alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma nel 2013. Come scultore, nel 1998, ha ideato e realizzato un Seme d’arancia per la sua città natale, collocato davanti all’ex stazione, punto di partenza dei corrieri di arance verso il Nord Italia e l’Europa negli anni delle esportazioni. Recentemente, per il Centro Pecci di Prato, è stato ideatore e protagonista di un progetto in tre tempi dal titolo Maledetti toscani, benedetti italiani che lo ha visto interpretare Curzio Malaparte sul palcoscenico del Teatro Metastasio di Prato, cancellare undici illustri toscani per una mostra al Museo di Palazzo Pretorio, realizzare un video d’artista dal titolo Le api di Lipari. Iniziatore delle “cancellature” di testi, applicate su enciclopedie, manoscritti, libri, mappe e anche su pellicole cinematografiche, Isgrò ha fatto di questa pratica il perno di tutta la sua ricerca, in una sorta di rilettura a rovescio e di reinterpretazione del linguaggio che da verbale si tramuta, attraverso calibrate manipolazioni, in linguaggio visuale. “La cancellatura” dice l’artista “non è una banale negazione ma piuttosto l’affermazione di nuovi significati: è la trasformazione di un segno negativo in gesto positivo". Artista dell’Anno di Radio3 per il 2014, Emilio Isgrò dal 1956 a oggi vive e lavora a Milano, salvo una parentesi a Venezia (1960-1967) come responsabile delle pagine culturali del Gazzettino. Nel maggio del 2014 Firenze ha accolto alla Galleria degli Uffizi il suo autoritratto del 1971 Dichiaro di non essere Emilio Isgrò e Milano la sua Grande cancellatura per Giovanni Testori, un’opera ambientale nella piazza Gino Valle del nuovo quartiere Portello. Per Expo Milano 2015 ha creato una scultura in marmo di sette metri d’altezza, Il Seme dell’Altissimo, che a breve troverà una sua collocazione nel cuore della città. Nel 2016 la sua città di adozione, Milano, gli ha reso omaggio con un progetto su tre sedi: Palazzo Reale, Gallerie d’Italia, Casa del Manzoni. Nel 2017 Isgrò ha debuttato a Londra e Parigi con due mostre retrospettive presso le sedi della Galleria Tornabuoni. Lo stesso anno, tre sue importanti opere (tra cui la celebre installazione de Il Cristo cancellatore del 1969) sono entrate a far parte della collezione permanente del Centre George Pompidou di Parigi. INFO Chiesa della Madonna del Duomo Vecchio visite: da giovedì a domenica, 10.30-13.30 / 16.30-19.30 Archivio Emilio Isgrò Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.



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