Apre la mostra “Uno per tutti” con opere di Renato Mambor

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Dal 29 Luglio al 29 Settembre presso la Sala S.Ignazio.

L’Associazione Culturale Arezzo Ars Nova presenta la mostra personale di uno dei protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento. Uno per Tutti, mostra dell’opera di Renato Mambor – con opere recentemente esposte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma – è visitabile presso la Sala S.Ignazio, Arezzo, e costituisce una riflessione (per pittura e scultura) sull’opera dell’artista attivo già nella Scuola di Piazza del Popolo, ossia la seconda Suola Romana dopo quella degli anni Venti. Renato Mambor – Uno per Tutti è curata da Fabio Migliorati, con il Patrocinio del Comune di Arezzo, e un catalogo Maretti Editore in cui sono presenti 5 interviste del Curatore ad alcune delle figure più vicine a Renato Mambor: la moglie Patrizia Speciale Mambor, la compagna Paola Pitagora, la figlia Blu Mambor, la regista Gianna Mazzini, l’ultima sua gallerista Marzia Spatafora. Dopo le recenti, grandi mostre personali del lavoro di Antonio Corpora, Roberto Crippa, Emilio Scanavino, Yoko Ono, Michelangelo Pistoletto, Ai Weiwei, nel barocco della Sala S.Ignazio, chiesa aretina ora galleria comunale, si presenta la storia culturale italiana raccontata da Roma; si presenta la pittura e la scultura di Renato Mambor.
Scrive Fabio Migliorati: ≪Renato Mambor – Uno per Tutti stabilisce la forma di un contenuto anonimo identico ripetuto; dalla chiave concettuale fredda, numerica, moltiplicata della prima fase del lavoro dell’artista, all’ultimo periodo, più lirico e identitario, riferito alla coscienza collettiva della personalità umana, si offre una lettura strutturata sulla vicinanza di alcune figure direttamente o indirettamente salienti nella vita e nell’opera di Mambor per riflettere il criterio del “fare arte” e del comprenderla. Anche in Uno per Tutti vale il criterio sociologico che si posiziona prima e dopo tutte le “cose” dell’artista: quei suoi “pezzi” di materia che diventano parti del mondo, simboli di una psicologia diffusa in grado di rendere il quadro di un sistema della modernità sociale in cui l’occidentalizzazione – schiava dei propri ritmi e dei propri volumi – resta imbrigliata nel modello di se stessa, dettando inevitabilmente le regole di un certo determinismo tanto lineare quanto subdolo≫.
In mostra oltre venti lavori, tra pittura e scultura, in cui la celebre sagoma assume connotazione di dipinto storico e di recente figura installata nello spazio…
Renato Mambor – Uno per Tutti sarà inaugurata sabato 29 luglio 2017, ore 18.00 presso Sala S.Ignazio in Arezzo, alla presenza di Alessandro Ghinelli, Sindaco di Arezzo, con introduzione di Fabio Migliorati, le testimonianze di Patrizia Speciale Mambor, Paola Pitagora, Blu Mambor, Gianna Mazzini, Marzia Spatafora, la partecipazione di varie autorità della città toscana.

RENATO MAMBOR (Roma, 1936 – Roma, 2014)
Protagonista della ricerca nelle arti visive fin dalla fine degli anni 50, è uno dei primi artisti a sconfinare dalla pittura in altri linguaggi, quali la fotografia, il cinema, la performance, la poesia visiva, le installazioni, il teatro. È annoverato tra i pittori della Scuola Romana di Piazza del Popolo. Espone negli anni 60 alla Galleria La Tartaruga. Inizia la sua attività prendendo parte alla rivoluzione linguistica di quegli anni con l’invenzione di un’immagine figurale fredda e spersonalizzata: gli Uomini Statistici, i Segnali stradali, i Timbri, i Ricalchi. Si trasferisce poi a Genova e prosegue una linea analitico-concettuale con i Rulli, il Filtro, l’Evidenziatore. Nel 1975 realizza una scultura primaria di metallo, denominata Trousse, seguendo l’assillo di evidenziare la realtà attraverso un nuovo dispositivo. Nasce così l’idea di incorniciare un uomo, la Trousse diventa un teatrino mobile e segna l’esordio di una lunga esperienza in campo teatrale come autore, attore, regista. Nel 1989 torna alla pittura sviluppando nuove tematiche. La sagoma senza volto, spersonalizzata degli anni 60, acquista il profilo dell’artista, testimonia la sua assunzione di responsabilità. Continuando a lavorare sul linguaggio e sugli elementi costitutivi dell’arte, avvia una sperimentazione sul rapporto tra organismo e ambiente, tra arte e vita, sul cambiamento dei punti di vista, sulle relazioni interne ed esterne, su separazione e unità. Mambor, negli oltre 55 anni di impegno artistico, ha rinnovato instancabilmente le forme e approfondito la conoscenza di sé, lasciando opere, anche inedite, di grande valore per la contemporaneità.
“Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, recitare, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere” (R. M.)



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